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Yara: "Fiducia sì, ma nessuna cambiale in bianco"

IL FATTO che i cittadini di Brembate di Sopra non abbiano smesso di riporre la loro fiducia negli inquirenti, nella giustizia e quindi nelle istituzioni è un fatto positivo. I loro pareri, accuratamente raccolti dai nostri cronisti, sono divisi fra la delusione perché l’assassino d Yara non ha ancora le manette ai polsi e la speranza che questo possa avvenire al più presto. Attenzione, però. Nessuno fra tutti gli intervistati, a cominciare dal sindaco Diego Locatelli, ha mai firmato una cambiale in bianco a magistratura e forze dell’ordine, né intende farlo adesso.

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Yara: Diritto di cronaca e di critica

Una conferenza stampa, la seconda che si tiene in procura in quasi quattro mesi. Attendiamo. Non ci siamo mai associati ai cori e coretti di critiche, riserve, accuse aperte al lavoro degli inquirenti. La cultura del «crucifige» non ci appartiene.

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Yara: "In balia dell'aggressore"

UNA IMMAGINE che ricorreva, angosciante, tormentosa. Fino a pochi giorni fa apparteneva al nostro peggior immaginario, ma ora le prime risultanze dell’autopsia la confermano. E’ l’immagine di una bambina in balia del suo aggressore. Troppo sgomenta per reagire, ribellarsi, lottare. Riceve quelle ferite, le strane ferite che le disegnano sulla schiena un indecifrabile reticolo. Il coltello non vuole uccidere, ma terrorizzare ancora di più, piegare una volontà che è già vinta, assoggettata. Questa è l’immagine. Ripensarla più volte equivale a vederla.

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Yara: "Il suo corpo guida le indagini"

Yara inizia a parlare. Quel piccolo corpo martoriato, rimasto per tre mesi sotto la pioggia, coperto dalla neve, sta incominciando a dare qualche risposta, a lanciare i suoi messaggi, a «parlare». In questo momento e per giorni ancora dovrà essere lei, la bambina uccisa, a guidare le indagini. Yara, i suoi vestiti, gli oggetti che aveva con sé, i piccoli segni di una tranquilla quotidianità violentemente interrotta la sera maledetta del 26 novembre. Sarà per lei il primo modo per avere giustizia. Sarà Yara a guidare le indagini per risalire al suo assassino.

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Yara: "E' ancora lei a guidarci"

C'E' UN MOSAICO fatto di tessere, per ora scarso. C’è un puzzle difficile da comporre. Ma c’è qualcuno che racconta. Racconta di una sera fredda di novembre. Di una bambina che viene ghermita per strada mentre torna a casa da una palestra e trascinata fra campi incolti. È sgomenta. Resiste all’oltraggio, ma non riesce a fuggire, a difendersi. La sua unica difesa è alzare una mano su cui lascia il segno il coltello dell’assassino, mentre l’altra stringe un pugno di terra e qualche filo d’erba e così verrà ritrovata.

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Yara: "Ricordiamola per come era"

RICORDARE Yara. Sì, assolutamente. E’ bella e opportuna l’iniziativa dei sacerdoti di Brembate di Sopra di raccogliere in un libro tutti i pensieri e i messaggi lasciati dalla gente in questi mesi di passione. Poche volte un fatto di cronaca ha suscitato tanta partecipazione, tanta indignazione, tanta umana pietà come la vicenda della bambina bergamasca. E’ giusto ricordare Yara ma, per favore, senza santificarla. Perché sarebbe rendere un pessimo servizio alla sua memoria.

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Yara: "La soglia invalicabile del dolore"

SI PENSA, dopo tanti anni, di avere fatto l’abitudine al dolore degli altri. Di avere sviluppato gli anticorpi dell’immunità. Non è così. Quando abbiamo visto i genitori di Yara avanzare tenendosi per mano, lei il viso dimagrito chiuso nell’eterno cappuccio, lui immagine di un dolore pietrificato, abbiamo capito che non è così. Non può essere così. Si sarebbe voluto rivolgere una parola, stringere una mano. E’ stato impossibile. Ma è stato giusto così. Perché ci sono soglie invalicabili. Come quella del dolore. Un dolore vissuto con dignità.

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Yara: "Più che litigare dateci la verità"

ANCHE la tragedia di Yara diventa terreno di scontro fra politica e magistratura. Pare inevitabile, fisiologico, che questo accada in Italia.  La libertà di polemica appartiene alla democrazia e nessuno deve permettersi di negarla. Ma oggi, a dieci giorni ormai dal ritrovamento del corpo della bambina, le cose su cui focalizzare l’attenzione e impegnare le coscienze dovrebbero essere altre. Come già abbiamo avuto modo di dire, è giusto che l’opinione pubblica sappia come è morta Yara. Nessuno chiede indiscrezioni alle indagini.

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Yara: "Noi velinari? Facili accusare da una poltrona"

L’ACCUSA di «velinari» e l’invito ad andarsene da Brembate di Sopra lanciati, da una soffice poltrona nel caldo di uno studio televisivo, a chi da mesi macina chilometri e mastica freddo, non meriterebbe neppure di essere raccolta. Tanto è infondata e ingiusta. Siccome è anche offensiva ci permettiamo una breve replica. Velinari? Magari, verrebbe da rispondere. Perché la presenza di veline presupporrebe un dialogo fra inquirenti e operatori dell’informazione che invece in questi mesi è completamente mancato.

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Yara: "Non è una piccola santa, ma una di noi"

QUALCUNO, sullo slancio di una ondata emozionale che non accenna ad arretrare, già parla di «santa Yara», con l’inevitabile accostamento a Maria Goretti, martire in nome della purezza. Nel rispetto dei sentimenti di tutti, dello slancio generoso che pervade ogni cuore, del dolore come dell’ira, della pietà come dello sdegno, ci sentiamo di dire di no. No a un processo di santificazione che non rende giustizia, per prima, alla piccola vittima di questa tragedia assurda quanto ingiusta.

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