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Indignazione a fuoco lento

IN ALTRI tempi (non lontani, ma i rivolgimenti epocali che si sono susseguiti li fanno apparire paleolitici) sarebbe stato tutto un dibattere, un zonzare dialettico nelle sezioni, un prolungarsi anche notturno di discussioni appassionate e sofferte. Un caso Penati riproiettato nel passato avrebbe prodotto questo effetto scatenante. Oggi, in tempi di balsami e di ovatte, la «questione morale» non deflagra con tanta carica esplosiva. Ma si accende, sia pure con più lenta combustione.

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Serve subito chiarezza

Primo sentimento: la paura. La paura dei tifosi atalantini, quelli autentici anche nella loro generosa esuberanza e non altri, di vedere sfumare la conquistata serie A. La paura che in queste ore avvolge il mondo di un calcio provinciale, che per anni ha fatto di onestà e pulizia il suo stendardo. Sono le conseguenze di una storiaccia sbilenca, animata da dentisti e tabaccai, popolata da tranquillanti somministrati a metà partita, di bancomat sottratti fra coniugi, di vanterie, minacce, debiti in denaro e crediti millanatati.

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Futuro e passato si confondono

IL BIGLIETTAIO della nostra (remota) infanzia. I tornelli a bordo del bus. Ritorno al passato e balzo in un improbabile futuro con il duplice scopo di scoraggiare i portoghesi e di esorcizzare la paura di viaggiare. Ben venga quanto può servire a entrambi gli scopi. Rimane piuttosto da chiedersi perché si sia sentito il bisogno di provvedimenti tanto drastici quanto singolari. Davvero, si dovrebbe concludere, il fenomeno di chi non paga il biglietto è assurto a livelli di piaga sociale?

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Buoni amministratori a costo dell'impopolarità

Bettino Ricasoli Quintino Sella, Giovanni Giolitti. Il «barone di ferro», l’uomo della politica della «lesina», il probo primo ministro. Spiriti magni che non possono che sorridere compiaciuti aleggiando attorno alle parole del presidente della Provincia di Lodi. Due anni di tagli draconiani, di amministrazione spartana, con il rischio della impopolarità e della collisione anche ruvida con i sindacati. Estrapoliamo una frase del giovane presidente Foroni: «Della razionalizzazione delle spese abbiamo fatto una missione.

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Quel confine troppo sottile

C'E' UN CONFINE sottilissimo, un crinale appena percettibile fra quanto è consentito e quanto è illegittimo e inaccettabile nell’intervento su strada di un operatore di polizia. Uno spazio reso ancora più angusto e limitato dalla concitazione del momento, dall’ora spesso notturna, dall’accavallarsi delle circostanze e dalla loro imprevedibilità.

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I fantasmi del passato

ATTORNO al nuovo arcivescovo aleggia un’atmosfera strana di fantasmi che ritornano dal passato, di strani corsi e surreali ricorsi. Il cammino del cardinale Scola è andato via via intrecciandosi con quelli della Chiesa, dell’attuale pontefice, del potente movimento di Comunione e liberazione. Fra coesioni e distacchi. Scola arriva alla guida dell’arcidiocesi che quarant’anni or sono gli negò l’ordinazione sacerdotale. Troppo intrinseco a Cl, è la spiegazione postuma, di cui i vertici curiali del tempo diffidavano dal profondo.

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Yara, adesso vogliamo verità e giustizia

TANTE COSE, oltre alla morte di Yara, avremmo voluto che ci fossero risparmiate. L’ultima ieri, ai funerali, nel palazzetto dello sport di Brembate di Sopra. Mai avremmo voluto vedere quel bambino di sei anni, vera icona dell’innocenza che ancora ignora di essere stata crudelmente tradita dalla vita. Natan segue in braccio al padre il feretro della sorella assassinata e risponde alla folla che applaude facendo «ciao» con la manina.

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Esplode la banca ma è solo un film

Milano e piazza Fontana. È stata girata questa notte la scena principale del film di Marco Tullio Giordana «Romanzo di una strage». Transenne, bus deviati, energia elettrica staccata. Dalle cinque di ieri pomeriggio alle cinque di questa mattina. Il botto immane simulato con vetrine esplosive. Giusto che sia così. Perché è doveroso non dimenticare. Neppure le ferite e i dolori. Anzi, soprattutto quelli. Piazza Fontana, strage storica e impunita. A quarantadue anni di distanza, la Milano di oggi è profondamente, radicalmente diversa da quella Milano in bianco e nero.

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Lo schermo non crei discordia

NON EVOCHIAMO gli scontati Peppone e don Camillo. Non scomodiamo la polemica Chiesa-Stato che infiammò l’Italia post-risorgimentale. La prima impressione è che alla base di tutto ci sia stato un banale (ma sostanziale) difetto di dialogo. Il sindacato non ha ricevuto dagli uffici comunali la comunicazione formale («verba volant» anche se non sempre, di questi strani tempi, «scripta manent») che per il primo maggio sarebbe stato allestito un maxischermo davanti al Duomo.

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Pendolari fatevi coraggio

Ogni volta ci spiegano che non ce l’hanno con noi (e ci mancherebbe pure) e magari presentano le loro scuse, regolarmente, pazientemente accettate, per il disagio arrecatoci. Ma se uno sciopero blocca treni, tram, bus, metropolitana ecco tutto un popolo costretto a fortunose migrazioni di massa. Quale popolo?

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