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DIARIO: Yara, 49 giorni dalla scomparsa. "Convivere con la paura"

Dopo 49 giorni si ripercorrono i vialetti del centro sportivo. Si incrociano gli stessi sguardi di mamme preoccupate. E poi auto, tante auto. Diceva un amministratore del paese che nei primi giorni del mistero Yara il traffico veicolare era aumentato come se la gente avesse temuto di circolare a piedi. Dopo 49 giorni Brembate riscopre di convivere con il suo residente più indesiderato e indigesto: la paura.

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DIARIO: Yara, 48 giorni dalla scomparsa. "Al punto di partenza"

E’ stata perlustrata, setacciata, sezionata. I residenti sono stati ascoltati. Adesso i testimoni «storici» scoprono la virtù cardinale della prudenza, precisano, modificano. Via Rampinelli, la strada di Yara, quella dove potrebbe avere vissuto gli ultimi istanti di libertà, parrebbe destinata a lasciare la scena. Si torna all’inizio. Si torna al centro sportivo dove la ragazzina viene vista per l’ultima volta, libera e felice. Si torna: 48 giorni dopo.

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DIARIO: Yara, 47 giorni dalla scomparsa. "Le piste: il tragitto lungo 700 metri e il cantiere cattedrale nel deserto"

L’IMPRESSIONE (e non da oggi) è quella che, nel vuoto che le circonda e nelle nebbia che le avviluppa, all’interno delle indagini sul caso Gambirasio con il tempo si siano sviluppate e radicalizzate due piste. Una che si concentra sui brevi ma purtroppo interminabili settecento metri che separano il centro sportivo dall’abitazione di Yara: i due poli lungo i quali trascorreva la vita della piccola campionessa sono anche gli estremi del suo mistero.

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Milano non dimentichi i grandi del Milan

Finalmente. La passione e la forza di volontà di un gruppo di tifosi con l'abbinata rosso e nero come colore preferito sono riuscite nella missione. Il  nome di Herbert Kilpin è stato iscritto nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano. Ora è lì, fra Gian Maria Gazzaniga (caro vecchio Gian, divertiti anche Lassù e ogni tanto butta un occhio) e Chiara Lubich. Herbert Kilpin, inglese di Nottingham, fondatore del Milan nel 1899 insieme con il connazionale Alfred Edwards e gli ex soci di una società sportiva a nome Mediolanum.

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Ecopass, non punite i pendolari

VERREBBE da dire: paga, somaro non milanese. Ma subito ci tratteniamo. Primo perché la parafrasi sarebbe antistorica. Secondo perché riteniamo che l’Ecopass non sia stata una cattiva pensata, al contrario abbia dato (brava donna Letizia) risultati soddisfacenti. Allora l’invito è a non sciupare un buon lavoro con un provvedimento che, oltreché illogico, sarebbe francamente ingiusto perché cadrebbe come un sasso in un mare sempre tranquillo.

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Nessuno ci obbliga a fare la maestra

AI NOSTRI REMOTI tempi la maestra ci invitava a un singolare intrattenimento chiamato gioco del silenzio. Niente di meno dialettico, di meno adatto al confronto e alla vita di relazione. Ma per noi il cimento era importante. Un ragazzino scelto dalla signora maestra (quanti ricordi, alla fine, in queste due parole) saliva in cattedra e da quella specola privilegiata scrutava i compagni, tutti con le braccia dietro la schiena eretta e le bocche serrate. Dopo avere meditato decideva chi fosse il più compostamente bravo e lo chiamava al suo posto. Si avviava così la catena.

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Tradizione vera rivoluzione

Ridateci il presepe. Con tutto quello che comporta. Quello con le statuine di gesso («attento che si rompe, fermo con le mani e lascia fare alla mamma») della nostra infanzia, ingenuo e incongruo come la neve in Palestina, il pastore con l’agnellino al collo, il pescivendolo, l’arrotino, gli zampognari che non stonavano con la voce di Bing Crosby che dal giradischi («attento a non rompere la puntina») flautava per l’ennesima volta «White Christmas».

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Trasformismo, una moda che non passa

Chissà cosa direbbe il vecchio Depretis (inteso come Agostino) se vedesse le ultime intepretazioni di quel tarsformismo di cui fu, a un tempo, teorico e costruttore?

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Teniamoci fuori dalla città

La droga ha nuovi padrini e padroni. Tanto forti e crudelmente efficienti che perfino l’ultrapotente, manageriale ’ndrangheta, dopo tanti anni di predominio, è stata costretta a scendere a patti per la spartizione del mercato.

E’ lo scenario criminale svelato dall’operazione che ha mietuto cento arresti nei clan serbi. Dopo essere rimasto cristallizzato per anni sotto l’egemonia della mafia calabrese il narcotraffico disegna nuovi scenari. Organizzazione paramilitare. Logistica accurata. Covi di insospettabile lusso.

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Una vittoria da pregustare in silenzio

NON ILLUDERTI, cuginanza interista, che l’aria della vetta che dopo due anni ci titilla i padiglioni auricolari, sia anche riuscita a inebriarci. Non illuderti che il dolce nettare del primato finalmente riassaporato ci abbia dato alla testa. Il tifoso milanista è il più bello e patetico del mondo. Abituato alle lunghe attese. Alle speranze silenziose. Alle risalite dopo discese neppure troppo ardite a cui non sempre (sempre citando da Lucio Battisti) segue il grande balzo. È così.

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