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Milano, paura che cada il re

Pubblicato da Gabriele Moroni Mer, 16/11/2011 - 09:13

CORAGGIO, Maestà. Rimanga saldo in sella e non importa se il cavallo è bolso e gli acciacchi degli anni impediscono di sguainare il brando con l’antico vigore. Ci dicono, cara e baffuta Maestà, che la Sua statua in piazza Duomo a Milano sia instabile e questo blocchi il restauro del monumento, finalmente ripulito dalle ingiurie del tempo e da quelle dei piccioni. Aspettiamo. Del resto il di Lei monumento equestre è abituato ad avere vita travagliata. Commissionato allo scultore Ercole Rosa nel 1878 (anno della regale dipartita dal Regno d’Italia per quello, glielo auguriamo, dei Cieli), rimase incompiuto a causa della scomparsa dell’artista. Completato da altri, venne naugurato nel 1896.

ALTO complessivamente quasi 15 metri, 8 metri il basamento in granito e marmo di Carrara, vegliato da due marmorei leoni e percorso da 64 figure, 5 metri e 60 centimetri l’altezza della statua bronzea. Che altezza, Maestà, e che peso la Sua statua: 12,7 tonnellate. Quanti fastidi, sire, anche in tempi recenti. Come quando si parlò di interventi radicali nella piazza e della rimozione della statua. Insorse Vittorio Sgarbi, all’epoca assessore alla Cultura: «Sarebbe come spostare il papa dal Vaticano». Colpevole dimenticanza: la statua dovrebbe effigiare il re alla battaglia di San Martino. Grande vittoria, ci insegnavano i sussidiari di scuola. Massacro spaventoso e Lei, valorosa Maestà, ci mise del suo guidando, da caporalaccio di fegato ma digiuno di strategia, una serie di attacchi frontali e dissennati contro il ben posizionato esercito austriaco. Acqua passata, monsù Vittorio. Oggi badi a non cadere dal suo stanco cavallo e a non perdere la spada.

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