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Meglio il diavolo di una volta

Pubblicato da Gabriele Moroni Gio, 01/12/2011 - 10:56

 CI SONO OGGETTI che anche agli occhi e nella sensibilità dell’ateo, dell’agnostico hanno un valore sacrale. Come per il tabernacolo, prezioso e insieme mistico, custode delle ostie. Perché i ladri che hanno profanato la chiesa di Regina Pacis a Monza e razziato la cassaforte della parrocchia con cinquemila euro e un computer hanno sentito anche il bisogno di scassinare due tabernacoli? Nel volgere di un paio di mesi furti di ostie a Lentate sul Seveso, Castano Primo, Bareggio. Ladri di ostie, figura nuova e sempre antica. Non si sa se avvolta nell’alone sulfureo del satanismo o in quello degradato del vandalismo fine a se stesso. Una volta si chiamava furto sacrilego. Oggi lo si registra e basta.

CAMBIANO i tempi, si fanno più elastiche le coscienze, comprese quelle ladresche. Nel fluviale romanzo di Bacchelli il mugnaio Lazzaro Scacerni deve rintuzzare i morsi della propria coscienza, sa di avere costruito il suo mulino con il ricavato dalla vendita al Raguseo di arredi sacri depredati nella campagna napoleonica di Russia, riacquista la pace dopo essersi sgravato dal peso in confessione. I predoni del terzo millennio equiparano tabernacoli e pissidi a un computer. Il diavolo ci ha messo la coda? Forse. Ma non è più il buon diavolo di una volta, pelame rosseggiante e piede caprino, che non andava oltre la sua giurisdizione, rispettava la concorrenza e non la combatteva con armi illecite. Guarda che paradosso: i nuovi ladroni, quelli che non rispettano nemmeno i tabernacoli, riescono quasi a farci rimpiangere il vecchio diavolo della nostra infanzia. Che intanto se la ride con l’aria di dire: guardate che questa volta io non c’entro.

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