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La giustizia puo' attendere

Pubblicato da Gabriele Moroni Dom, 13/11/2011 - 11:25

QUANDO la burocrazia l’ha vinta sulla legge. Quando il grottesco prevale sulla logica. Vero che l’età media della popolazione italica s’innalza. Vero che cresce l’aspettativa di vita. Ma non esageriamo. Una causa giudiziaria rinviata di qui all’eternità non è giusta, offende chi l’ha promossa convinto di esercitare legittime ragioni, ferisce quella che dovrebbe essere (ma lo è mai stata davvero?) la patria del diritto. È il 1980 quando, a Milano, il signor Recchioni, all’epoca 64 anni, viene tamponato mentre è al volante della sua auto. Per uno scherno irridente della sorte l’incidente avviene davanti al tempio della legge: il tribunale. Alcune costole fratturate, un trauma cranico. Recchioni inizia contro la compagnia assicuratrice della controparte una causa risarcitoria che termina 27 anni dopo con il riconoscimento di 2.000 euro. Troppo poco. Provato ma non domo, l’ormai anziano signor Recchioni propone ricorso. È di questi giorni la decisione della Corte d’Appello di Milano che rinvia la causa al 2015 quando Recchioni avrebbe (avrà, anzi, tanti auguri) 99 anni.

SONO TRASCORSI 31 anni dall’inizio della causa. Trentuno anni dopo, titolo che sarebbe eccessivo anche per un romanzo di Dumas. Il canuto Recchioni non demorde. «Ha deciso — annuncia il suo legale — di chiedere allo Stato italiano l’equo indennizzo per l’eccessiva durata del processo che recentemente la Cassazione ha quantificato in 1.000 euro per ogni anno di ritardo». Recchioni ha aperto gli occhi quando ancora tuonavano i cannoni della Prima Guerra mondiale, ha visto la Seconda, ha assistito al tramonto del regno e alla nascita della Repubblica. Gli sono sfilati davanti agli occhi Mussolini, De Gasperi, Andreotti, Craxi, Berlusconi. A scavalco di due secoli. Da 31 anni sperimenta i tormenti di una giustizia-lumaca che costringe il cittadino a combattere una guerra punica. Un grande augurio, nonno Recchioni: quello di festeggiare il secolo di vita con la vittoria finale. Sarebbe anche la vittoria della ragione.

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