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Peccatucci ultraterreni

Pubblicato da Giovanni Morandi Sab, 03/12/2011 - 14:33

SE E' VERO che i processi sono come i debiti, nel senso che allungano la vita, con i tempi della giustizia italiana, don Luigi Verzè ne avrà come minimo per almeno un’altra decina di anni, avendone oggi 91. All’inchiesta che gli imputa una gestione, che forse non è azzardato definire un po’ deregolarizzata, non si sottrae e anzi, come ha scritto in una lettera della quale parliamo più diffusamente qui accanto, confida di poter avere anche la forza fisica per affrontare la giustizia terrena. Aggiungendovi un riferimento a quello che indica come un personale martirio pari a quello sofferto da Gesù sulla croce. E in questo paragonarsi al figlio di Dio c’è forse un leggero peccato di presunzione, ma si sa che per un uomo sia pure sacerdote che è abituato a vivere come ha vissuto lui, ovvero quasi più in cielo che in terra, grazie a quell’aereo che gli aveva comprato il suo più stretto collaboratore Mario Cal, morto suicida, questi piccoli peccatucci sono inevitabili. Semmai dalla lettera emerge un non elegantissimo, ma potrebbe essere solo un’ impressione di una colpevole malizia, riferimento a Cal, che a differenza di lui non può scrivere lettere ma che certamente da lassù tutto vede, al quale imputa non solo la responsabilità dell’acquisto dell’aereo comprato per non perdere tempo a far la fila in aeroporto con i comuni cristiani, ma anche la gestione dell’ospedale e dunque anche la colpa degli errori che sono stati la causa del tracollo, sebbene, puntualizza il sacerdote ex manager, Cal non abbia mai agito per personale interesse.

NON NASCONDE l’orgoglio, don Verzè, dicendo: «Guardo dalla mia finestra il San Raffaele», e non rinuncia ad una stoccata perfino contro la Chiesa, ricordando di aver fatto una grande ospedale per tutti mentre prima i poveri stavano nelle camerate e i ricchi nelle cliniche gestite da religiosi. E alla fine lancia la sua sfida a tutti i suoi accusatori, togati e no: «Come Gesù Cristo non mi difendo, ma io sono stato e sono l’ispiratore di tutto». Non so se rendo l’Idea.

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