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Il varesino e la milanese

Pubblicato da Giovanni Morandi Dom, 04/12/2011 - 10:21

LA PASIONARIA milanese Susanna Camusso, capo della Cgil, avverte il governo del flemmatico varesino Monti di non macchiarsi di un’altra colpa, oltre a quelle inevitabili alle quali è destinato per il fatto stesso di esistere. Lo ha avvertito di non rovinare la festa che è ancora in corso per celebrare la fine del governo Berlusconi. E dire che noi pensavamo fosse preoccupata a pensare alla crisi e alle sue conseguenze. No, è a far baldoria. Se queste sono le premesse provate ad indovinare quali saranno le conclusioni.

PASSANO le repubbliche, siamo già alla terza anche se non ce ne siamo accorti, e gli unici che rimangono quasi come sono sempre stati sono i sindacati confederali, a cui non è mai passata la nostalgia degli Anni Settanta, quando facevano dei grandi scioperi e ad ogni sciopero il paese affondava ogni volta un po’ di più. Se facessero un altro sciopero non ci meraviglieremmo. Ma sappiano che insistendo nella difesa dell’esistente non vanno da nessuna parte e fatto salvo che hanno ragione nel chiedere equità, perché in questo paese ce n’è stata sempre poca, resta il fatto che certe condizioni si raggiungono negoziando e non scioperando. Secondo. Una delle cose che forse dovrà imparare questo governo di tecnici è l’arte del negoziato. Il voler procedere con agende calcolate al minuto, per quanto imposte dai tempi, induce a ritenere che si possa procedere con comunicazioni di servizio, tipo: si avverte la gentile clientela che a partire da... entrerà in vigore il nuovo sistema pensionistico oppure le nuove tasse o il nuovo regime sanitario. Non è così che funziona. Sebbene sia da evidenziare un palese ruolo anomalo che ha scelto la Cgil nel voler fare da spalla al Pd tornando ai tempi di quando era la cinghia di trasmissione del partito per coprirlo a sinistra. I partiti ci sono e ci devono essere e ci dovranno essere sempre di più possibilmente del tutto diversi da quelli di oggi. Il governo avrà vita difficile se dovrà governare contro i sindacati ma potrà governare anche senza di loro. Di certo non può pensare di poter governare senza o contro i partiti.

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