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Disposti a strisciare per la coroncina ducale

Pubblicato da Daniele Monaco Ven, 02/12/2011 - 23:56

CAROLE Middleton infagottata in un classico barbour e stesa pancia a terra nell’umida brughiera scozzese con un pesante fucile da caccia tra le mani, impegnata nella caccia al cervo: è questa l’immagine che dimostra meglio di ogni altra quanto la middle class inglese sia disposta letteralmente a “strisciare” per entrare nell’elite dell’aristocrazia.

Già, perché, come spiega Antonio Caprarica, corrispondente Rai da Londra, in “La classe non è acqua” (libro appena edito da Sperling & Kupfer, 19 euro), dopo mille anni di storia la nobiltà terriera in Inghilterra gode ancora di ottima salute e della massima reputazione fra i sudditi di Sua Maestà.

“I nobili inglesi non sono scomparsi, tutt’altro – spiega Caprarica -. Caso più unico che raro in Europa, oltre 1.200 famiglie sopravvivono come proprietarie di più di un terzo del territorio inglese e rappresentano un modello di comportamento anche nella società moderna dei reality e dei social media”. Per questo, nonostante quello scatto fotografico in stile finto-rubato, nessuno degli amici etoniani di William dimenticherà l’appellativo “Doors to manual!” appioppato alla mamma di Kate Middleton nel 2007, per dileggiare il suo passato di hostess nella British Airways.

Villini di campagna, stemmi araldici, bizzarre passioni artistiche, battute di caccia alla volpe, club esclusivi: Caprarica, a Londra per più di dieci anni, descrive un mondo di vizi privati e pubbliche virtù che ha resistito a tutte le rivoluzioni. “Chi ha potere ha il dovere di dare l’esempio: è questa l’eredità positiva lasciata dall’aristocrazia alla società inglese – spiega Caprarica -. Quella fu una vera classe dirigente nazionale, a differenza della casta politica italiana che oggi gode di privilegi ingiustificati”.

Ed ecco come si sono adattati i nobili al mutare dei tempi: “Hanno perso il diritto ereditario a sedere nella Camera dei Lord, ma sfruttano il proprio status per fare affari. Si pensi al patrimonio di 6 miliardi di sterline con cui il duca di Westminster, proprietario dal ‘600 di terreni su cui ora sorgono i palazzi della City, si mette alle spalle anche Roman Abramovic nella classifica dei più ricchi di Inghilterra”.

Segni che diventano eccentriche stravaganze. Come quella di mister John Murray, duca di Atholl che ogni anno a maggio torna dal Sudafrica in Scozia, dove possiede 150mila acri di terreno, solo per ricevere il saluto del suo piccolo esercito privato di ottanta uomini in kilt, armati di cornamusa e tamburi: gli Atholl Highlanders. O quella di Alexander Thynn, ottuagenario marchese di Bath, con le sue 75 wifelets, altresì “mogliette”. Oppure le piccole manie del principe Carlo, che pare abbia fra i suoi servitori uno “sprimacciatore personale di cuscini”, che scelga ogni mattina per colazione una fra sette uova cucinate “a la coq” in modi diversi e che abbia una fissa per la forma dei cubetti di ghiaccio.

Per non parlare delle follie dei borghesi bramosi di comprare con denaro fresco le antiche abitudini dei patrizi. Quello della tenuta da caccia è il must have che fa più gola: negli anni Novanta i banchieri pagavano fino a 13mila sterline per spiaggiare un salmone o 30mila per portarsi a casa un cervo dalle tenute di nobili scozzesi in difficoltà economiche. Persino l’iconoclasta Tony Blair ha ceduto al miraggio della vita da castellano comprando un cottage da 5 milioni e 750mila sterline nel Buckinghamshire.

Insomma, l’Inghilterra si sforza di apparire un paese egalitario ma in realtà è profondamente attratto dal suo passato feudale e dalla storia di un ceto che per mille anni ha guidato le istituzioni. Nel nuovo governo Cameron ben 9 ministri vengono da Eton, che continua a riprodurre la nuova classe dirigente e un terzo dei deputati ai Comuni sono stati educati privatamente.

“Il fiorente mercato delle magioni di campagna a prezzi sempre più alti e compatibili solo con i conti in banca delle celebrità milionarie, conferma l’impressione di un’Inghilterra, come in passato, Paese di due nazioni”, spiega Caprarica. Che aggiunge: “Il fossato tra i redditi in cima e quelli in fondo è diventato un abisso, mentre la mobilità sociale si trasforma in miraggio. Ma in pochi protestano. […] Certo rispetto ai progenitori questa elite si mostra cambiata. Adesso appare più aperta, più alla mano. Più meritocratica. Conservando però privilegi che il restante 90 per cento della società ignora”.

Il “fattore P” è la manifestazione più evidente di questo fenomeno che ha un nome e cognome ed è Pippa Middleton: prototipo del fresco triangolo fra aristocrazia, celebrità e affari celebrato in occasione del matrimonio della sorellina Kate, con tanto di inquadrature sul suo bel derrière fasciato nell’abito di seta bianca.

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