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Juve in fuga, ma Lazio da applausi. Grande Atalanta, Napoli irriducibile

Pubblicato da Mister X Dom, 27/11/2011 - 01:58

di Xavier Jacobelli

La Juve fulmina la Lazio all'Olimpico, centra la quarta vittoria consecutiva e va in fuga. Juve unica squadra imbattuta del campionato (7 vittorie, 4 pareggi, 19 gol segnati e 7 subiti, miglior attacco e seconda difesa del torneo). Juve di Conte sempre più simile alla prima Juve di Lippi e Conte che diventa sempre più un mix fra Lippi e Sacchi. Conte che a Roma manda in campo sette undicesimi della Juve di Delneri, il che dimostra, con tutto il rispetto per il predecessore del tecnico leccese, quanto un allenatore possa essere determinante nella trasformazione di una squadra da bolsa che era a capolista qual è. Martedì sera, il Napoli è fatto apposta per capire se questo sia davvero l'anno bianconero ed è un peccato che Marchisio debba saltare la sfida perchè squalificato.

Eppure, la Lazio non deve abbattersi. Questa sconfitta è stata immeritata, non significa la fine di un sogno, semmai ne è una mera interruzione e l'obbligo di vittoria in Europa League è ciò che ci vuole per rialzare subito la testa. I biancocelesti hanno giocato una gran bella partita, hanno messo alle corde i rivali che, ancora una volta, hanno esaltato la loro difesa, dove Chiellini gioca sempre meglio sulla fascia e questa è una buona notizia per Prandelli.

Buffon, intanto, continua a ridiventare ciò che era prima dell'infortunio: il miglior portiere del mondo. A proposito: il collega Marchetti seguita a fare il fenomeno e, anche in questo caso, il ct ringrazia. L'ItalJuve legittima il suo primato a suon di prestazioni convincenti. Macina gioco e avversari, rivaluta elementi del calibro di Pepe, un anno fa un'anima in pena nonostante un ottimo giocatore lo sia sempre stato; un anno dopo, implacabile finalizzatore di un contropiede da manuale, a coronamento di uno stato di grazia che per l'ex udinese sembra non finire mai.

Dietro l'angolo c'è l'appuntamento del San Paolo: il Napoli ci arriva con la lingua penzoloni. Se avesse perso a Bergamo, non ci sarebbe stato nulla da ridire perchè l'Atalanta ha giocato meglio. Ma i partenopei hanno sette vite e l'orgoglio della grande squadra: Cavani docet. Se pareggi all'ultimo respiro, quando mancano 15 secondi alla fine, vuol dire che non ti arrendi mai, anche se hai le ginocchie piegate dalla memorabile impresa con il City, capolista del campionato inglese.

Sospinta verso la vittoria dal formidabile Denis (prima una traversa centrata con un tiro al volo che, se fosse entrato, avrebbe fatto il giro del mondo; poi una rete da Grande Ex; quindi 10 gol in 12 partite, un altro capolavoro firmato Pierpaolo Marino), l'Atalanta ha pagato a caro prezzo l'unica e finale distrazione di una difesa che aveva retto anche agli ingressi in campo di Lavezzi, Maggio e Santana. Cavani non perdona: d'altra parte, se così non fosse, non sarebbe Cavani. 

Ma, ha ragione Colantuono ad elogiare i nerazzurri che oggi avrebbero 20 punti e sarebbero quarti se non fossero stati inverecondamente penalizzati da una macroscopica ingiustizia (staremo a vedere se il Tnas restituiràil maltolto ai bergamaschi, la sentenza potrebbe arrivare prima di Natale).

Questa Atalanta sta facendo meraviglie. Ha disputato una grande partita contro un'avversaria che, soltanto 96 ore prima, si era lasciata alle spalle un colpo eccezionale in Champions League. Questa Atalanta non accusa timori reverenziali nei confronti di chicchessia, è imbattuta in casa, premia il mercato estivo, ha in Moralez il degno partner di Denis, conta 8 giocatori in organico cresciuti nel vivaio di Zingonia diretto dall'irraggiungibile Mino Favini.

Questa Atalanta e i suoi tifosi hanno avuto la sensibilità di ricordare Yara Gambirasio, la sera del primo anniversario della sua scomparsa. Prima dell'inizio della partita, il nome della ragazza di Brembate Sopra ha campeggiato nella Curva Nord piena zeppa, sotto la quale i nerazzurri sono andati ad applaudire i loro sostenitori che hanno lanciato in cielo migliaia di palloncini bianchi, accompagnati da piccole luci. "Se dimentichiamo è come se avesse vinto l'assassino". ha avvertito don Corinno Scotti, il parroco di Brembate Sopra. Bergamo non dimentica Yara, 13 anni, sparita il 26 novembre 2010, ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011. L'Atalanta ha giocato anche per Yara. 

L'Atalanta che è la rivelazione del campionato assieme al Catania di Montella, implacabile a Lecce dove ha colto il primo successo esterno. Montella ha gli stessi punti in classifica di Luis Enrique. Meritava la Roma, anche se lo spagnolo non si deve abbattere. Purchè decida una volta per tutte quale sia la squadra titolare e purchè recuperi Totti. Senza il Capitano, la Roma è al buio. E pensare che in estate, volevano spegnerlo.   

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