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Gli on. in fuga per non perdere il vitalizio: bisognerebbe buttarli fuori senza un euro

Pubblicato da Mister X Gio, 01/12/2011 - 20:36

“Si è imboccata una strada pericolosa. E' bene che ci sia un ridimensionamento dei costi della politica, ma la via peggiore è stabilire che un deputato deve essere uguale a un pensionato normale: così a un parlamentare viene tolta la libertà del proprio ruolo”.

Mario Pepe, deputato del Pdl, iscritto al Gruppo Misto-Repubblicani-Azionisti

"Cercasi lavoro. Anche onesto".

Battuta di un parlamentare colpito dalla stretta sulle pensioni di deputati e senatori, raccolta da Antonella Coppari per Qn Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno)

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di Xavier Jacobelli

Il bello è che da tre settimane quelli della Casta si stracciano le vesti, prefiche impazzite attorno al feretro della Politica e della Democrazia, a loro dire sospese dalla discesa in campo dei Tecnici.

Poi, appena chiedi ai presunti rappresentanti del popolo (presunti perchè mica li abbiamo scelti noi: li hanno nominati le segreterie dei partiti) di concorrere ai sacrifici che tutto il Paese è chiamato a fare, i summenzionati si comportano come sempre. Che i sacrifici li faccia il popolo ignorante e bue. L'importante è che nessuno tocchi i privilegi di una Casta invece da spazzare via, possibilmente a calci nel sedere. Metaforici, s'intende. Noi siamo per la non violenza.

L'incredibile dichiarazione dell'on. Pepe e la battuta del suo collega che cerca un lavoro, anche onesto, devono essere mandate a memoria: perchè misurano la sensibilità di una classe politica che ci ha ridotti come siamo e perchè, alle prossime elezioni, le si ricordino parola per parola.

Non appena Fini e Schifani hanno annunciato che, dal 1° gennaio, ci sarà una stretta sulle pensioni d'oro di deputati e senatori. Non appena questi hanno saputo che incasseranno i vitalizi soltanto dopo aver compiuto 60 anni (e non 50 come accade sinora) e due legislature o 65 anni e una legislatura, immediatamente è scattata la caccia al trucco.  

Sarebbero addirittura cinquanta i parlamentari che meditano di squagliarsela entro la fine dell'anno, dimettendosi per non perdere i privilegi della Casta. Piccolo particolare: siccome le dimissioni devono essere accettate dall'Aula e, considerata l'aria che tira, con la maxi-manovra del governo Monti da approvare in tempi strettissimi, non ci sarà tempo per discuterne prima del 2012.

Naturalmente, non c'è stato lo straccio di un membro della Casta che abbia avuto il coraggio di meterci la faccia, dicendo chiaro e tondo che lui, a fare sacrifici non ci pensa nemmeno. 

Intanto, 350 dipendenti della società che gestisce mensa e bar alla Camera e in altri enti istituzionali, rischiano di essere licenziati dopo la dismissione di alcuni appalti. Ma di loro, a Montecitorio e a Palazzo Madama non frega niente a nessuno.

La verità è che bisognerebbe redigere l'elenco dei parlamentari intenzionati a dimettersi entro il 31 dicembre. E, dopo averlo stilato, aspettare che arrivi la mezzanotte di San Silvestro. Buttandoli fuori con il loro vitalizio. Naturalmente pari a zero.

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