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Bossi torna a ruggire. Riapre il Parlamento del Nord

Pubblicato da Rossella Minotti Lun, 14/11/2011 - 22:46

TORNA a ruggire, il leone padano. Umberto Bossi, dimostrando una grinta inaspettata, prende in mano la situazione con la determinazione di sempre e il disprezzo delle regole che caratterizzava il movimento agli albori. Per prima cosa non si presenta all’incontro con Mario Monti. Niente consultazione, solo una telefonata che viene definita «cordiale». Ma il Senatur ci tiene a rimarcare che loro, i leghisti, sono diversi da tutti. Ritrova insomma la forza primigenia in grado di ricompattare un movimento negli ultimi mesi molto diviso fra berlusconiani e contrari all’alleanza col Pdl. Tutti d’accordo invece ieri, perfino Roberto Maroni e Rosi Mauro che si salutano calorosamente in via Bellerio. La segreteria politica riunita mentre a Roma ci si consulta, è breve (appena un’ora e mezza) e decide subito: si rifaccia il Parlamento del Nord. Sarà a Vicenza, il prossimo 4 dicembre. L’ultimo si riunì nel 2007 quando la Lega era all’opposizione, e da allora il presidente del Parlamento del Nord è proprio Maroni. La prima sede dell’organismo creato dal Carroccio fu in provincia di Mantova, a Bagnolo San Vito. Dal Pd e dall’Udc si grida al sacrilegio, ma Bossi e anche Maroni a Milano ridono sotto i baffi. «È divertente stare all’opposizione», aveva subito commentato il capo. E infatti si comincia subito. Roberto Calderoli affida il suo sentimento secessionista ai ministeri di Monza varati tra le polemiche pochi mesi fa: «Il destino delle sedi dei ministeri a Monza a questo punto dipende dalle determinazioni che a riguardo assumerà il nuovo Governo. Ai ciarlatani che continuano a urlare alla Luna però vorrei ricordare che questi sono gli unici ministeri a non essere costati neppure un euro ai contribuenti. Il mio auspicio, ovviamente, è che questo minimo segnale di attenzione verso il Nord ora non venga vanificato. Perché diversamente sarà autodeterminazione».PRESE D’ASSALTO le frequenze di Radio Padania, nelle quasi venti ore di microfono aperto. La base grida al golpe. La teoria, convalidata e guidata anche dai conduttori che si alternano in studio, è che banche e imprenditori hanno deciso il nuovo esecutivo. C’è la demolizione sistematica del nuovo premier, e come tormentone viene ritrasmessa la storica frase di Gianfranco Fini: «Mi dimetterò da presidente della Camera quando Silvio Berlusconi rassegnerà le dimissioni».Come sempre, tutti con Bossi. Oggi ancora di più, anche se la ricetta possibile per la base leghista resta una sola: abbandonare il Sud al suo destino e fare davvero la Padania. Intanto, parte l’appello a scendere in piazza. Matteo Salvini esulta e commenta: «In radio su mille fra telefonate, mail e sms ricevuti almeno 950 hanno condiviso la scelta solitaria della Lega La Lega non voterà quindi la fiducia al nuovo Governo e «valuterà — ribadisce Bossi — di volta in volta i provvedimenti proposti». Il clima in via Bellerio ieri era comunque non tetro ma sereno e costruttivo. Insomma un consiglio di guerra, o almeno di battaglia.

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