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Sono un cacciatore di candidature?

Pubblicato da Giancarlo Mazzuca Gio, 25/03/2010 - 18:28

Qualche collega deputato un po' smemorato ha detto l'altro giorno che, essendo io un cacciatore di candidature, avrei sottoscritto senza batter ciglio la proposta di Gianluca Galletti di sottoscrivere il suo disegno di legge per cercare di anticipare a ottobre le elezioni comunali a Bologna che, altrimenti, slitterebbero a primavera del prossimo anno. L'ho fatto unicamente perché ritengo personalmente che un commissariamento molto lungo, nonostante l'ottimo lavoro della Cancellieri, sia controproduente per Bologna e mi sono mossolo solo all'indomani delle dichiarazioni del premier Berlusconi che, domenica scorsa, ha detto, le stesse cose.

Per evitare, comunque, altri equivoci e strumentalizzazioni, vorrei cercare di chiarire alcuni punti. Lo dico sinceramente: non mi sento affatto un cacciatore di candidature. Lo può confermare il coordinatore emiliano-romagnolo del Pdl, Filippo Berselli, che, nel dicembre scorso, mi chiese con forza di candidarmi alle Regionali come sfidante di Errani. Io dissì subito di no: ero troppo concentrato nella mia attività parlamentare a Roma per cercare un posto al sole a Bologna. Di fronte però (in una fredda mattina domenicale poco prima dello scorso Natale) a un voto unamine di tutto il coordinamento regionale che mi chiedeva di accettare la difficile sfida (e il piacentino Tommaso Foti, primo pretendente al duello, si fece da parte per spingermi ad accettare la competizione perché, abitando a Bologna, riteneva che avessi più chances di catturare  voti) non potei dire di no per puro spirito di servizio perché la battaglia appariva, allora, quasi proibitiva. Quell'incarico fu per il sottoscritto come un fulmine a ciel sereno: basta rileggere le mie dichiarazioni a caldo di quei giorni).

Dopo  un mese di competizione elettorale che, non lo nascondo, aveva lievitato le mie quotazioni anche per fattori esterni, successe un fatto clamoroso e straordinario: le dimissioni a Bologna del nuovo sindaco, Flavio Delbono, scivolato sulla buccia di banana del "Cinzia gate". A quel punto, stando anche alle speranze manifestate dal ministro Maroni e da altri leader politici, si aprìva la possibilità di indire a Bologna nuove elezioni comunali in contemporanea con le Regionali: i coordinatori nazionali del Pdl mi chiesero, allora, un nuovo sacrificio: cambiare la bicicletta in corsa e spostarmi dalla competizione regionale alla battaglia sotto le Due Torri: accettai a malincuore perché, ormai, mi ero già calato nel duello con Errani. Accettai comunque  il nuovo impegno, e lo dichiarai subito, per il bene della città in cui vivo e che sta attraversando una grave emergenza per responsabilità dergli ultimi sindaci. Ma, per gli stessi interessi di Bologna, feci poi sapere, quando gli auspici sulle  elezioni comunali immediate non si avverarono (per colpa di Delbono dimessosi con qualche giorno di ritardo rispetto alla "finestra" prevista dalla legge), che mi sarei messo da parte (e sono ancora disposto a farlo) se si fosse scoperto che un altro candidato dello schieramento di centrodestra (e non solo del Pdl) poteva raccogliere più convergenze delle mie. E, allora, dove è tutto il mio attaccamento a un cadreghino che, peraltro,è ancora molto futuribile? L'ho detto, e lo ribadisco ora, non sono un candidato per tutte le stagioni e, soprattutto, non sono un candidato a dispetto dei santi...

 

 

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