• REGISTRATI!
  • Già registrato? ACCEDI!
Registrarsi consente di pubblicare i tuoi commenti o di aprire il tuo blog

Login utente

header

La Resistenza nelle scuole

Pubblicato da Giancarlo Mazzuca Sab, 24/04/2010 - 15:43

La polemica è scoppiata, violenta, alla fine di marzo. I sindacati della scuola sono scesi in campo sostenendo che, nei nuovi programmi dei licei, non si facesse alcun accenno esplicito alla Resistenza. Secca la replica del ministero dell'Istruzione che, in una nota, ha sostenuto come fosse destituita da ogni fondamento la notizia sul blackout: <Lo studio sulla Resistenza è importante - ha ribadito il ministero - ed è previsto dalle nuove Indicazioni nazionali nell'ambito della storia della Seconda Guerra Mondiale e della nascita della Repubblica. La Resistenza, dunque, continuerà a essere affrontata dagli studenti come momento significativo della storia d'Italia>.

Tutto risolto, dunque? Sembrerebbe di sì, ma il vero problema è il modo in cui deve essere affrontato e trattato quel tragico periodo culminato con il 25 Aprile. Tutti i ragazzi che sono, infatti nati dopo la guerra hanno conosciuto sui banchi di scuola, quando l'hanno conosciuta,  una storia della Resistenza a senso unico, molto parziale e anche distorta, come sempre succede quando si raccontano le vicende dei vinti. Troppo fresche le ferite perché i professori di liceo avessero voglia di approfondire. Per tanti anni ha, così, fatto fede una certa storiografia che ha finito per esaltare le gesta dei partigiani con il fazzoletto rosso al collo che, come dice la parola stessa, erano politicamente di parte, a differenza dei resistenti con le stellette che si sono immolati, solo ed unicamente, per la Patria. In tal modo, sono stati cancellati dalla memoria e dagli onori tanti eroi, spesso ufficiali e soldati del Regio Esercito o della Regia Marina, che non hanno voluto tradire il loro giuramento dopo l'8 Settembre. Facciamo in modo, 65 anni dopo quei tragici fatti, che il 25 Aprile sia una celebrazione condivisa da tutti. E ricordiamoci quanto disse ai giovani il grande Calamandrei: <La Carta Costituzionale è testamento di migliaia di morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione>.

salva e condividi

Commenta questo intervento

ATTENZIONE: la pubblicazione dei commenti è riservata ai soli utenti registrati. Per effettuare la registrazione è necessario cliccare sul pulsante "Da▼" che si trova in cima al modulo sottostante, e poi selezionare una delle opzioni di autenticazione.
I commenti inseriti saranno pubblicati direttamente su questa pagina. La redazione si riserva di cancellare tutti i messaggi ritenuti offensivi o diffamatori.