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I partigiani con le stellette

Pubblicato da Giancarlo Mazzuca Ven, 23/04/2010 - 16:01

Mi auguro che questo 25 Aprile, 65 anni dopo la fine della guerra, serva a voltare definitivamente pagina sul lungo oblio che, per troppo tempo, è stato dettato da una certa egemonia ideologica, finendo per dare un'idea distorta di una delle fasi più drammatiche,ma anche più eroiche, della storia d'Italia. Mi auguro anche che il libro "La Resistenza tricolore", che ho scritto con l'amico Arrigo Petacco, contribuisca a fare davvero luce su quel periodo rendendo onore ai tanti militari che, dopo l'8 settembre del 1943, pagarano con il sangue (i Caduti furono circa 90mila) la decisione di non cedere le armi ai tedeschi. Un muro di indifferenza ha, ad esempio, avvolto i 1352 uomini della corazzata "Roma" affondata dai tedeschi al largo della Sardegna dopo il rifiuto dell'ammiraglio Bergamini di consegnarsi alle forze dell'Asse. Ma la prima pagina della Resistenza con le stellette fu senz'altro scritta dall'esercito a Cefalonia e Corfù nella Grecia occupata. Solo dopo tanti anni da quei tragici fatti, i presidenti Pertini, Ciampi e Napolitano hanno potuto rendere omaggio a quelle vittime. Ciampi in particolare andò a Cefalonia e pronunciò nobili parole: <Decideste di non cedere le armi. Preferiste combattere e morire per la patria. Dimostraste che la patria non era morta. Anzi, con la vostra decisione, ne riaffermaste l'esistenza. Su queste fondamenta risorse l'Italia>.

E' giunta l'ora di ristabilire definitivamente la verità. Accanto ai partigiani con il fazzolletto rosso - che pure avevano ideali altrettanto nobili ma erano"di parte", come dice la parola stessa - ecco, dunque, il momento di rendere omaggio ai tanti ufficiali e soldati che restarono fedeli a un giuramento andando a combattere a fianco degli Alleati o preferendo finire nei lager tedeschi (un'enormità: 600 mila) piuttosto che schierarsi dalla parte della Repubblica di Salò.

Certo, non pensiamo che il tempo delle polemiche e delle discussioni sia definitivamente tramontato.  Ancora in questi giorni, ad esempio, siamo stati criticati  da due versanti opposti sul comportamento tenuto dal re dopo l'8 settembre. Mario Cervi ha, ed esmpio, sostenuto che abbiamo trattato Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio con eccessiva indulgenza. Altri, come il generale Alberto Zignani, figlio di una medaglia d'oro della Resistenza con  le stellette,  sostengono, invece, che siamo stati troppo severi perche il re e la sua corte, trasferendosi a Brindisi, che restava italiana, finirono, invece, per garantire la continuità dello Stato pur tra ordini contrastanti dettati dalla grandissima confusione di quei mesi. Sono ferite ancora aperte che meritano ulteriori studi ed approfondimenti.

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