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Bologna, sedotta e abbandonata

Pubblicato da Giancarlo Mazzuca Dom, 07/02/2010 - 10:15

Se vent'anni fa il cardinale Biffi definì Bologna una città sazia e disperata, oggi il capoluogo emiliano potrebbe essere considerato una citta sedotta e abbandonata. Sedotta da una sinistra in gravissima crisi, dilaniata dallo scandalo Delbono, con un modello economico di sviluppo un tempo molto apprezzato e oggi andato in frantumi. Abbandonata  perché la città, da sempre considerata un'isola felice, appare ripiegata su se stessa, vecchia e senza progetti per il futuro. In queste settimane, molti mi hanno chiesto perché si è rotto il bel giocattolo sotto le Due Torri. La ragione è semplice: da anni, da troppi anni, il potere rosso stava procedendo a forza d'inerzia, senza slanci, senza idee, senza un vero progetto per l'avvenire.  Si erano create incrostazioni di potere sempre più stratificate, oltre a un senso d'impunità collettivo, e persino quelle lobbies che in teoria avrebbero dovuto ribellarsi all'egemonia degli ex-compagni (è clamoroso il caso dei costruttori che hanno tentato di convincere Delbono a ritirare le sue dimissioni), preferivano mantenere lo "status quo" perché, comunque, l'importante era stare allineati e coperti.

Adesso la sinistra bolognese appare come un vecchio pugile sull'orlo del KO che cerca di addossare, in qualche modo, al centrodestra la responsabilità di fare slittare le elezioni comunali al 2011. La verità è un'altra: il ministro Maroni ha tentato in tutti i modi di fare votare per il sindaco di Bologna in contemporanea con le Regionali di fine marzo: non c'è riuscito perché le dimissioni di Delbono sono arrivate in ritardo rispetto alla finestra elettorale. Insistere sul voto a marzo si sarebbe potuto rivelare un "boomerang" perché chiunque avrebbe poi potuto chiedere d'invalidare le elezioni. A questo punto, per evitare un lungo commissariamento della città, ci vorrebbe un procedimento ad hoc per Bologna: sarebbe un precedente che fa storcere la bocca a molti costituzionalisti e politici anche se, personalmente, mi sembra eccessiva la "vacatio" fino al giugno del 2011. Ma, al di là della data del voto e dei suoi riflessi sulla città, un fatto è già assodato: la vicenda Delbono ha scoperchiato il vaso di Pandora e tutto il potere monolitico che sovrastava su Bologna (e non solo) si è sgretolato come un castello di sabbia.  Non è un casso che la vicenda che ha portato alle dimissioni del sindaco sia scoppiata con sette mesi di ritardo, dopo la denuncia di Alfredo Cazzola: provvidenziale l'arrivo di un nuovo procuratore capo a Bologna che ha voluto vederci chiaro dopo che l'inchiesta era già stata archiviata. Qualcosa sta cambiando anche sotto le Due Torri...

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