A sentire in aula gli interventi alla Camera del premier Berlusconi e di due leader dell'opposizione, Veltroni e Casini, ho avuto la conferma che questa volta si cerca di cambiare davvero. I politici hanno capito la lezione che è arrivata dal responso delle urne (ha, in particolare, chiarito il quadro istituzionale con l'affermazione di una maggioranza netta in grado di governare e di un'opposizione ben definita capace di svolgere al meglio il proprio ruolo di pungolo e di stimolo).
In questi giorni è uscito il nuovo libro di Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo sui costi della politica dal titolo significativo "La deriva. Perché l'Italia rischia il naufragio" che, rifacendosi al fortunato best-seller sulla Casta, cerca di mettere in luce nuove ombre del Palazzo e di tutto ciò che c'è attorno. Trovo che sia giusto denunciare gli sciali che rendono troppo onerosa la macchina statale, ma, a mio parere, bisogna correggere il tiro su alcuni luoghi comuni e su tante mezze verità a proposito della Nomenklatura. Prendiamo il caso dei privilegi dei parlamentari.
Molti mi chiedono quali sono le mie prime impressioni dopo il battesimo del fuoco alla Camera come deputato eletto nelle liste del Popolo della Libertà: come si è trovata la 'new entry' in mezzo a tante volpi della Prima e della Seconda Repubblica?