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Venduta la Emi, sempre più major e sempre meno dischi

Pubblicato da Matteo Massi Ven, 11/11/2011 - 22:48

Johnny Rotten, il marcio per quel dente rovinato in bell'evidenza, urlava nel microfono tutto il suo disgusto per la Emi. Era la fine degli anni settanta. Nel 1976 le pistole del sesso, i Sex Pistols, erano stati messi sotto contratto proprio dalla Emi. Un singolo che fece saltare e pogare tanta gente nei club e fece irrigidire conservatori e non nell'Inghilterra. Troppo espliciti e dannatamente provocatori. Cantavano "Anarchy in Uk", con la monarchia in casa e la Thatcher alle porte. Il punk inglese partiva da lì. La Emi diede 40mila sterline ai Sex Pistols per il primo contratto. Un bel gruzzolo per un gruppo costruito per fare casino. Poi, tempo qualche settimana, la storia finì. Tra parolacce e litigate.  E i Sex Pistols ci fecero su una canzone. Oggi cala il sipario sulla vecchia Emi. Un'etichetta discografica che aveva nel suo catalogo (vale qualcosa come 2,2 miliardi di euro) band come i Pink Floyd e i Beatles.  L'andazzo economico è quello che è. I dischi - i vecchi cd, perché i vinili riescono ancora a far mettere le mani nei portafogli ai feticisti della musica - non si vendono più. Dopo gli allarmi lanciati dall'Emi in sequenza, ieri la notizia. L'Universal ha rilevato la Emi per 1,4 miliardi di euro. E la Sony è pronta ad accaparrarsi il catalogo per quei famosi 2,2 miliardi di euro. Nell'era estrema dell'applicazione del vecchio dogma del punk "do it yourself" ("fallo da solo"), non c'è più posto e spesso non ci sono nemmeno soldi e talvolta, ancora peggio, idee e coraggio. Una major non può permettersi salti nel buio. Il bilancio resta la bussola per la sopravvivenza. E così la situazione del mercato del disco è impressionante nella sua desertificazione: tre major per un mercato sempre più ristretto. Eccole le tre grandi sorelle: Universal, Sony, che sono pronte a dividersi la Emi, e la Warner, l'altro competitor. Tutto il resto non è fortunatamente noia, ma è autoproduzione. E, alla fine, non è poi così male. La tecnologia viene in soccorso e rende realizzabili anche le idee più balzane pensate nella cameretta, strimpellando la chitarra. Con buona pace delle major. 

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