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Otto anni senza Elliott Smith, il genio infelice della musica

Pubblicato da Matteo Massi Ven, 21/10/2011 - 15:22

Due coltellate al petto per una morte ancora misteriosa. Omicidio o suicidio? Sono otto anni che Elliott Smith non c'è più. Otto anni che sono serviti per far uscire una bella biografia di Benjamin Nugent ("Elliott Smith e il grande nulla", Arcana Edizioni) e un paio di dischi: uno, quello che aveva fatto e disfatto a più riprese pieno di inediti ("From a basement on the hill") e un doppio "New Moon". Ma questi otto anni sono serviti anche a farlo conoscere a chi aveva solo ascoltato, magari distrattamente, le sue canzoni in qualche film. Il 21 ottobre del 2003 la corsa affannosa di Elliott (il cui vero nome era Steven Paul), piena di inciampi tra alcol e droga, finisce all'Echo Park, vicino a Los Angeles. Con due coltellate al petto se ne va a 34 anni uno dei più cantautori più efficaci nel raccontare, in versi e melodie, lo sgretolamento dell'American Dream, senza avvalersi di facili slogan politici. Il mondo di Elliott è pieno di sfighe, di dipendenze e di uno spleen che solo la sua musica, rigorosamente acustica ed esaltata da una chitarra che l'accompagna sempre puntualmente, riesce a regalare. Tanto da rimettere in discussione il mito anche di Nick Drake, evocato in continuazione, a ogni canzone di Elliott come modello d'ispirazione. A parte un'analisi musicale prettamente superficiale che accosta i due però, il mondo di Smith è completamente diverso. Per i riferimenti, per la sua storia personale e soprattutto per le sue angosce. Come racconta Nugent nel suo libro Elliott si sentiva sempre al posto sbagliato. Anche quando, solo con la sua chitarra, si ritrovò a cantare "Miss Misery" nella notte degli Oscar. Quella canzone era nel film di Gus Van Sant, uno dei suoi mentori, che gli affidò l'intera colonna sonora di "Will Hunting-genio ribelle". E Van Sant gli tributerà un doveroso riconoscimento anche nell'acclamato "Paranoid park", inserendo un paio di canzoni di questo genio non ribelle, ma profondamente infelice. Non solo Van Sant, ma anche Wes Anderson scelse un suo pezzo per "The Royal  Tenenbaums". E quella "Needle in the hay", così claustrofobica e piena di tensione, resta sicuramente una delle sue migliori canzoni. Da ascoltare per provare a capire il mondo di Elliott Smith. Da visitare invece il sito internet www.sweetadeline.net nato per ricordarlo. E oggi, 21 ottobre 2011, sulla home page c'è soltanto scritto: "8 years gone... not 1 day forgotten". Otto anni se ne sono andati e nemmeno per un giorno ti abbiamo dimenticato".

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