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L'indignato Elvis Costello e la crisi: "Non comprate il mio disco: costa troppo"

Pensavano fosse uno scherzo. E invece non lo era. Se vi è balenata in testa l'idea, anche solo per un istante, da fan sfegatati di Elvis Costello, di comprare il suo maxi cofanetto alla modifica cifra di  212 sterline (250 euro, centesimo più o centesimo meno secondo il cambio di giornata), riflettete su che cosa dice il vostro idolo a proposito del suo lavoro: "Costa troppo, non compratelo". L'Universal che pensava a uno scherzo, con un po' di sano humour britannico, ha chiesto spiegazioni, ma il buon Elvis ha detto che non scherzava affatto.

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Radiohead, ecco perché ci piacciono tanto

Smarcarsi. Questa è la ragione d'essere dei Radiohead. Che poi è quella di tutte le band che non amano definirsi alternative, ma che amano essere etichettate così dagli altri. Giusto per segnare un confine netto. Ma perché piacciono così tanto i Radiohead?

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Venduta la Emi, sempre più major e sempre meno dischi

Johnny Rotten, il marcio per quel dente rovinato in bell'evidenza, urlava nel microfono tutto il suo disgusto per la Emi. Era la fine degli anni settanta. Nel 1976 le pistole del sesso, i Sex Pistols, erano stati messi sotto contratto proprio dalla Emi. Un singolo che fece saltare e pogare tanta gente nei club e fece irrigidire conservatori e non nell'Inghilterra. Troppo espliciti e dannatamente provocatori. Cantavano "Anarchy in Uk", con la monarchia in casa e la Thatcher alle porte. Il punk inglese partiva da lì.

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Sigur Ros, a primavera il nuovo disco di inediti

Lacrime e brividi. Occhi chiusi e cuffie in testa. Provate, se non l'avete ancora fatto ad ascoltare un pezzo dei Sigur Ros. Provate e raccontate un'emozione. E' difficile che una musica così -  escluderei qualsiasi aggettivo di quelli sentiti e raccontati in questi anni (eterea, fluttuante, ma anche minimale con relativo corredo di etichette) - non provochi un'emozione. Questa volta ci sono anche le immagini, perché da alcuni giorni è uscito "Inni". Che cos'è "Inni"?

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Gainsbourg: Serge, Charlotte e Lulu, quando la musica è una questione di famiglia

Ecco Lulu. Suo padre si chiamava Serge. Serge Gainsbourg. La sua sorellastra è Charlotte, stesso padre e madre diversa (Jane Birkin). L'argenteria musicale della famiglia Gainsbourg, di proprietà del padre scomparso nel 1991, viene lucidata con una certa frequenza. E così anche Lulu si dà al canto e al tributo del patrimonio musicale del papà che è vasto e disseminato di canzoni che hanno fatto la storia della canzone francese.

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Le canzoni degli Smiths diventano fumetti

Dice che sarà "il climax sentimentale degli ultimi trent'anni". Non è dato a sapere se Steven Patrick Morrissey, il leader degli Smiths, stia scrivendo la sua autobiografia a Roma. La città eterna l'ha adottato e lui le ha dedicato un disco, farcito di riferimenti cinematografici tra Visconti, Pasolini e Anna Magnani. Era il 2006 e, ascoltando "Ringleader of the tormentors", c'è chi giura di averlo visto girare in vespa per le vie di Roma. Proprio come Nanni Moretti.

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Otto anni senza Elliott Smith, il genio infelice della musica

Due coltellate al petto per una morte ancora misteriosa. Omicidio o suicidio?

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Tornano anche gli Stone Roses, maledette e amate reunion

La Manchester musicale non sarebbe stata quella Manchester musicale lì, se non ci fossero stati gli Stone Roses. La notizia che la band di Ian Brown - con tutti i componenti al posto giusto - tornerà a riunirsi per una doppietta in casa, a Manchester appunto, il 29 e il 30 giugno del 2012 ha fatto sobbalzare dalla sedia chiunque, agli inizi degli anni novanta, canticchiava "I wanna be adored". Ha, probabilmente, messo d'accordo perfino i fratelli Gallagher. In fondo, entrambi confessavano che "I wanna be adored" era la loro canzone.

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Alta fedeltà Sorrentino: ecco il film della sua vita musicale

E' come se Rob Fleming, il 35enne proprietario di "Championship Vinyl", protagonista del romanzo di Nick Hornby "Alta fedeltà", si fosse messo dietro la macchina da presa e avesse girato un film. Probabilmente Rob avrebbe scelto come protagonista il Boss, Bruce Springsteen e avrebbe inserito come titolo del film e come colonna sonora un paio di pezzi memorabili del Boss. A cominciare da "Born to run". Ma Fleming, prodotto (nemmeno tanto poi) della fantasia di Hornby, fortunatamente non fa il regista e non si è mai messo dietro una macchina da presa.

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Come Steve Jobs ci ha cambiato la vita

One more thing. Era diventata ormai una frase familiare e appena Steve arrivava a pronunciare la parola one, in un millesimo di secondo, cresceva l'eccitazione. L'eccitazione nel sapere che cosa sarebbe venuto dopo. Perché quello che sarebbe venuto dopo, avrebbe sicuramente rivoluzionato tutto quello che c'era prima. Ci avrebbe convinto a comprare qualcosa che ritenevamo eccezionale, solo ascoltando le sue parole, prima ancora di toccare con mano il prodotto.

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