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La sana dieta della politica

Pubblicato da Giuseppe Mascambruno Lun, 30/05/2011 - 11:50

VENERDÌ scorso, all’antivigilia dei ballottaggi che oggi e domani, in particolare a Milano e Napoli, chiudono una delle più rissose e mortificanti partite elettorali degli ultimi anni, ho partecipato a un incontro politico-istituzionale che mi ha fatto provare, almeno per un paio d’ore, la gradevole sensazione di essere in un altro mondo. Sono stato invitato, così come tanti altri esponenti di quella che ormai si definisce la «società civile», in audizione (ovvero a dire la mia) dalla commissione che il consiglio provinciale di Firenze ha costituito con l’ambizioso obiettivo di disegnare una nuova architettura istituzionale di governo del territorio.

Tradotto in italiano, significa la semplificazione del rapporto tra i cittadini e gli enti locali, in vista della prima tappa di attuazione del federalismo fissata al primo gennaio 2014. Che, almeno nelle nobili intenzioni, avrebbe un che di rivoluzionario: meno enti, ridistribuzione certa delle competenze e delle funzioni, così da evitare doppioni e sovrapposizioni tra Regione, Province e Comuni con l’inevitabile (ma non più sostenibile) dispersione di risorse finanziarie, bonifica della jungla di società derivate buone solo per garantire poltrone e poltroncine a rottamati e rottamandi. 

E, SOPRATTUTTO, accorciamento della pletorica filiera decisionale che, tra veti incrociati, ritardi e rinvii permanenti, paralizza da anni e anni lo sviluppo economico e sociale delle nostre comunità. Per esempio nella realizzazione e modernizzazione di infrastrutture strategiche. Ma anche nell’efficienza complessiva di un sistema di servizi (la sanità e l’assistenza sociale, l’energia e l’ambiente, il turismo, l’istruzione) che non regge più allo sfinimento di una gestione politica sempre più piegata a interessi di parte o, addirittura, di singoli.

 

PER ORA sono solo ipotesi di lavoro, ma in agenda c’è la provincia unica Firenze-Prato-Pistoia. Che potrebbe voler dire, in uno sviluppo successivo, le macroprovince di Arezzo-Siena-Grosseto e di Livorno-Pisa-Lucca-Massa-Carrara. Oppure la città metropolitana di Firenze, più o meno corrispondente all’attuale provincia, magari senza l’Empolese. Sarebbe già qualcosa, comunque, per risolvere una volta per tutte, per esempio, la vergognosa manfrina dell’aeroporto di Peretola, ancora oggi, dopo quarant’anni di discussioni, ostaggio di piccoli sindaci in preda a personali deliri di onnipotenza e generali dispetti di partito.

 

E’ ovvio che non si tratta di criteri buoni per tutti. La coperta può andare bene in Toscana, o in parte di essa, e magari non in Umbria o in Liguria. Forma fisica del territorio e caratteristiche socio-demografiche particolari possono richiedere altre soluzioni. Eppoi c’è da sfidare, cosa ancora più complicata, il dna culturale di terre che hanno nel campanilismo il gene più sviluppato. 

COMUNQUE vale la pena di discuterne. Perché in ballo c’è la capacità (e la responsabilità) politica di arrestare un declino che sta trascinando queste nostre comunità sempre più verso sud. A un patto, che la politica deve subito stabilire con i cittadini, se ne desidera davvero la partecipazione: semplificare vuol dire prima di tutto tagliare, sottrarre, ridurre. Se qualcuno ha in mente di aggiungere nuovi enti ai già esistenti, è fuori del tempo. Oltre che di testa.giuseppe.mascambruno@lanazione.net

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di Giuseppe Mascambruno

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