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Il Paese avvelenato

Pubblicato da Giuseppe Mascambruno Dom, 17/04/2011 - 00:17

CON IL DEPOSITO delle liste per le prossime amministrative di metà maggio, si è aperta ufficialmente la campagna elettorale. Ovvero quel periodo, previsto e limitato dalla legge, destinato — secondo un nobile intento svaporato sulla carta — alla sana competizione di uomini e di idee per la democratica conquista del governo della cosa pubblica attraverso il consenso popolare. E che, nella realtà, si traduce invece in una permanente condizione di faziosità che ha trasformato il confronto in scontro, il dibattito in vicendevole disprezzo, il confine della diversità di visioni in trincea bellica, l’interesse generale in ambizione personale priva di scrupoli. 

 

Il risultato è una paralisi sostanziale del progetto di sviluppo e di ammodernamento del Paese in una deriva patologica che, peraltro, torna vieppiù ad ammorbarsi con la crescente irruzione sulla scena di elementi di pericolosa matrice violenta che si sperava ormai consegnati all’archivio degli anni bui della strategia della tensione. Ormai è difficile che passi una settimana senza che le cronache segnalino il recapito a esponenti politici e amministratori locali di buste contenenti proiettili. 

Ieri è toccato al governatore leghista del Veneto, Luca Zaia. La settimana scorsa era stato il turno del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Per fortuna, in questi come nella quasi totalità dei casi dell’odio politico che corre per via postale, l’atto intimidatorio non è sconfinato nel gesto terroristico vero e proprio. Come invece è accaduto, ancora poco tempo fa, con il plico-bomba alla caserma dei paracadutisti di Livorno che ha gravemente ferito il tenente colonello Alessandro Albamonte, capo di stato maggiore della Brigata Folgore. Di fronte alla violenza non è certo il caso di fare classifiche di pericolosità. E anche se appare evidente, se non altro dagli effetti, che i mittenti seguono disegni e percorsi diversi, di comune resta l’obiettivo di seminare la paura e alimentare la tensione nel Paese. 

 

Il fenomeno deve preoccupare perchè coinvolge sempre di più non solo i vertici mediaticamente più esposti, ma anche la base della piramide istituzionale dello Stato. Sulle nostre pagine abbiamo raccontato ieri quanto accade per esempio in provincia di Grosseto dove sono numerosi i sindaci e gli amministratori locali, di destra e di sinistra, che hanno ricevuto minacce. Tanto serie e credibili da richiedere in alcuni casi anche la scorta personale. Prova evidente che il veleno minatorio utilizzato come strumento amorale di pressione e di condizionamento è entrato nel sistema sanguigno della vita pubblica contagiandone anche la circolazione periferica. E’ singolare registrare la solidarietà unanime che si accende di fronte a questi episodi. Ieri per Zaia ho contato, scrupolosamente elencati dalle agenzie di stampa, oltre trecento attestati di vicinanza e di incoraggiamento. Qualcuno in più, giusto per curiosità statistica, di quanti ne aveva guadagnati Alemanno la settimana scorsa. Gran bell’afflato umano e istituzionale del «dopo», non c’è che dire. Basterebbe molto meno, anche nel «prima», per restituire ai cittadini l’idea di un confronto politico degno di un Paese moderno e credibile. E magari meno ipocrita.giuseppe.mascambruno@lanazione.net

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