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Mattanza senza fine

Pubblicato da Uberto Martinelli Mer, 09/03/2011 - 14:15

Quanti sono i palii in Italia? Difficile dirlo. Dai più noti, e anche più controllati, come ad esempio quello di Siena, a manifestazioni che definire veri e propri mattatoi suona quasi come un eufemismo. Ogni anno, da nord a sud, l'Italia è insaguinata da cavalli morti, feriti, spezzati nel corpo e nell'anima da gente che per stupido orgoglio, tradizioni esecrabili e, soprattuttto, soldi, non esita a massacrare i poveri animali costringendoli a correre su terreni inadatti, a compiere girate innaturali, a galoppare a perdifiato verso un tubo di metallo o un muro, in attesa della morte o, nel migliore dei casi, del veterinario. 

Le notizie di questi giorni sono agghiaccianti: a Ronciglione, in provincia di Viterbo, durante il locale palio una cavalla è stata uccisa da una transenna che le ha reciso la giugulare, mentre a Santu Lussurgiu, in Sardegna, dove si svolge 'Sa Carrela', un cavaliere si è schiantato contro un muro lungo il famigerato percorso, coinvolgendo uno spettatore che è rimasto fortunatamente illeso. Il cavaliere, purtroppo, è attualmente in coma all'Ospedale di Sassari.

La domanda è semplice: perché? Perché la tradizione di questo o di quel palio affonda le sue radici in un passato secolare? Per provare l'ebbrezza di galoppare attraverso un vortice di emozioni, restando senza fiato prima di capire o di rendersi conto se, dopo quella curva, ci aspetta la gloria o la morte? O magari per incrementare le risorse economiche del luogo, attirando con il rischio e il tanfo del sangue in diretta il pubblico, i turisti, i media?

L'Italia è un paese straordinario, di incommensurabile bellezza, naturale e artistica. Ronciglione e Santu Lussurgiu, come d'altronde tutte le località in cui si svolgono questi palii, ne sono due splendidi esempi, che non avrebbero bisogno di questi 'spettacoli' inutili per attirare la gente. Eppure, la voglia di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio coraggio, la propria destrezza o, semplicemente, la propria incoscienza sembra prevalere su tutto.

Che importa se ogni tanto muore un cavallo o un cavaliere si ferisce gravemente, in fondo l'indotto economico o il perpetuarsi di un'antica tradizione, evocati da uno squarcio nel collo, da un devastante ematoma in testa, da una gamba fratturata, non vanno sottovalutati. Si tratta di effetti collaterali tollerabili, poca cosa rispetto al guadagno e alla fama. "The show must go on", a qualsiasi costo, fino al prossimo cavallo morto, fino al prossimo ospedale.  

  

    

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