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Torino Spiritualità / Robert Thurman, buddista e padre dell'attrice Uma, predica la felicità "qui e ora"

Pubblicato da Rossella Martina Mar, 28/09/2010 - 15:41

A Torino Spiritualità, la settimana dedicata quest'anno al tema del dono e al "fascino delle nostre mani vuote" ho ascoltato la conferenza di Robert Thurman. Padre dell'attrice Uma, è docente di di Studi indotibetani alla Columbia University di New York, "buddista non perfetto", come si definisce, per 40 anni ha indossato il tradizionale abito arancione ma poi, dieci anni fa, ha deciso che per comunicare agli occidentali i fondamenti del buddismo sarebbe stato molto meglio che lui fosse ciò che è, ovvero un occidentale, a cominciare dall'abbigliamento. Fondamenti, ha subito precisato davanti all'affollata platea torinese, che non sono religiosi e che anzi possono e debbono essere inglobati nella religione di ciascuno di noi o anche semplicemente nell'etica laica e persino atea. In altre parole - ha detto - se si è cristiani, se si è islamici, se si è non credenti, non si deve affatto diventare buddisti perché la cosa importante non è l'etichetta ma il nostro modo di comportarci, di pensare e anche di non pensare che probabilmente è la cosa più difficile. Il suo 'buddismo all'occidentale' riesce aq coniugare persino il Buddha con Max Weber, quest'ultimo, infatti, ha individuato le origini dell'etica del lavoro proprio nei monoasteri, nella fattispecie quelli cristiani del Medioevo dove si è imparato a produrre più del necessario per sopravvivere, ma non per appropriarsi del surplus, bensì per redistribuirlo. Secondo Weber anche il capitalismo ha avuto inizialmente questo obiettivo, ed è solo col tempo che il capialista ha tradito le sue radici etiche e ha voluto tutto per sé. Proprio per riportare il capitalismo alle sue origini ovvero creare valori per molti, Thurman sta tenendo una serie di conferenze in America e in Europa a manager e capitani d'impresa affinché capiscano che ricchezze immense debbono essere usate per la collettività. "Negli Stati Uniti - dice Thurman - molti miliardi lo fanno, basta pensare a Bill Gates, ma ce ne sono decine e decine che 'investono' le loro ricchezze per migliorare la società, che devolvono, creano fondazioni, borse di studio. In Europa questa cultura è molto meno diffusa".

Thurman è quindi passato a parlare dell'energia che tiene insieme le cose: "Essa è la felicità - ha detto - noi siamo composti di felicità, è nelle nostre cellule e anche quando moriamo dobbiamo essere felici perché la nostra energia non finisce, tornerà in un'altra forma. Divenire nulla è impossibile, è la più grande superstizione a cui si possa credere. E' irrazionale: la coscienza è continuità, viene da qualche parte e va da qualche parte. Le donne, grazie alla maternità, riescono molto meglio a comprendere questo".

Ma ecco una trascrizione dell'intervento di Robert Thurman così che ognuno potrà giudicare le sue parole come meglio crede e in base ai propri convincimenti:"Dunque la vita è felicità, purtroppo in pochi lo capiscono, molti anzi pensano che la realtà sia sofferenza, lotta, dolore senza fine. Come possiamo fargli capire che la loro natura è invece la beatitudine? Come possiamo fargli capire che la sofferenza deriva da un'illusione? Se ci domandiamo: chi è l'essere più importante nella mia vita? Ciascuno di noi se è sincero risponderà: sono io. Ma se siamo convinti di essere più importanti di tutti gli altri diventiamo automaticamente paranoici perché siamo anche consapevoli che gli altri non sono affatto d'accordo: ecco che siamo già in lotta uno contro l'altro, ognuno contro il mondo per affermare una supremazia che non c'è, non può esserci, è evidentemente un'illusione. E' ovvio che nessuno singolarmente può vincere questa assurda battaglia, solo il mondo nel suo insieme ha un senso. Ora la maggior parte delle filosofie sostiene che la vita è dolore, che il nostro non è un gran mondo, che gli uomini sono preminentemente tristi. Le religioni per lo più rimandano la felicità a dopo la morte. Ma è tutto un errore! Se guardate la natura dentro di voi vedrete che non esiste un sé separato dal resto, piuttosto un'unica energia di cui noi siamo parte e che per questo possiamo condizionare. Perciò è importante la nostra singola azione. Un piccolo semplice esempio: se io sono gentile con gli altri, gli altri saranno gentili con me, in certo qual modo la mia gentilezza costringerà la maggior parte delle persone che entrano in contatto con me a essere gentili. Ecco il mio contributo all'energia complessiva del mondo, alla sua felicità. E alla mia!

So bene che l'abitudine a considerare noi stessi un'identità è difficile da sradicare, ma se volessi realmente individuarci come 'identità' ci riusciremmo? Io sono lo stesso che ero dieci anni fa? Sono lo stesso di ieri? Sono così sicuro che ciò che tento di definire come 'io' in questo momento sarà lo stesso 'io' domani, tra un anno, tra trent'anni?

Per tentare di raggiungere la felicità intrinseca nella vita, quello qui e ora, dobbiamo conoscere, acquisire saggezza, meditare, essere aperti alla realtà e essere coscienti delle nostre vere e più vere esigenze. Provate ogni volta che qualcosa o qualcuno vi fa arrabbiare, provate a ridere. Invece di arrabbiarvi mettetevi a ridere forte. Sarà molto più facile di quello che vi può sembrare adesso. Pensate alal vostra mente come a un televisore: voi avete in mano il telecomando e potete cambiare canale, cioè sentimento, tutte le volte che volete.  

 E quando sentiamo sentimenti negativi verso qualcuno dobbiamo sempre riflettere: forse in un'altra vita quest'uomo è stato mio padre, forse questa donna era mia figlia e adesso mi fa arrabbiare perché io sono stato ingiusto con lei  o con lui. Lo so è difficile: durante i due mandati Bush jr io l'ho veramente detestato ma ogni volta dovevo dirmi: forse lui è stato tua madre, forse ti ha allattato in un'altra vita, non puoi odiarlo! Be', sì, è stato molto difficile, lo ammetto e del resto ve l'ho detto subito: non sono un buddista perfetto, non sono affatto perfetto! Devo confessarlo perché qui in prima fila c'è mia moglie e se dicesso che sono perfetto non so cosa potrebbe tirarmi dietro... però ci provo e in questi ultimi cinquant'anni so di avere fatto molti passi in avanti. E sì, sono felice, ho capito che la vita è felicità e allora cerco di eliminare l'odio dal mio cuore.

Per raggiungere o almeno avvicinarsi alla beatitudine bisogna essere generosi, disponibili al dono, liberi dall'ingordigia che ci fa soffrire. E poi dobbiamo evitare, scansare, cacciare le idee negative. Se arrivano non sentitevi in colpa piuttosto allontanatele da voi, dite loro: non ti voglio, vattene.

Non inseguite la ricchezza, ci sono statistiche che dicono che le persone molto ricche sono quelle che assumono la maggiore quantità di psicofarmaci, tranquillanti, sonniferi.

Io, voi, abbiamo abbastanza e se vi trovate in questa condizione e siete sani, avete il dovere di essere felici. Oltretutto essere tristi è dannosissimo alla salute, quando si è tristi ci si ammala  e così alziamo pure i costi della sanità. E non dovete essere felici in un futuro più o meno prossimo, più o meno remoto, no dovete essere felici adesso e cominciare subito a dare un po' di felicità agli altri. Qui e ora! 

Ripeto ancora: non dovrete essere tristi neppure quando morirete o peggio adesso pensando che morirete. Volete davvero vivere pieni di acciacchi fino a 350 anni? Da vecchi si sta male, invece si muore sereni e così ricomincerete da un'altra parte, bambini, spensierati, giocherete e via via ri-vivrete ogni fase della vita. SE vi siete comportati bene in quella precedente sarà ancora più bella: nascerete in un buon quartiere, con ottimi genitori, la nonna che fa le torte. Oh, vedrete, sarà bellissimo!". 

 

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