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PordenoneLegge / La sezione 'Cucina di carta': cresce l'interesse per il buon cibo (non solo italiano)

Pubblicato da Rossella Martina Mer, 14/09/2011 - 15:27

 

Non ci resta che mangiare? Di sicuro l’interesse degli italiani per il cibo è in crescita esponenziale almeno a guardare alle trasmissioni televisive, alle pubblicazioni, alle guide, ai corsi, ai siti on line dedicati a cucina, ricette, vino, pizza, pasticceria, ristoranti e aziende agricole, per non dire dell’orto fai da te, ultima grande moda di questa estate.

Cucina tradizionale, ingredienti a chilometro zero, ricette locali ma anche etniche, vegetariane e vegane, avanguardia e neo-Artusi e chi più ne ha più ne metta in tavola.

In televisione le trasmissioni di cuochi, improvvisati o professionisti, alle prese con i fornelli sono tra le più seguite tanto che non c’è più tg, nazionale o locale, che non abbia il suo traino in stile “La prova del cuoco”.

“Stelle e padelle”, “Chef per un giorno”, “Cuochi e fiamme” accompagnano ogni giorno lo spettatore che mentre pranza, magari con un’insalatina, ascolta e guarda sfornare, friggere, appassire, montare e mantecare migliaia e migliaia di gustosissime calorie. Senza contare i canali dedicati di Sky e dei vari digitali terrestri.

E nonostante la ritrosia degli italiani a comprare libri, persino l’editoria enogastronomica cresce, come racconta l’indagine dell’Aie, l’associazione italiana editori, che a PordenoneLegge (14-18 settembre: decine di incontri e eventi come ogni anno dedicati alla letteratura) presenterà la ricerca a conclusione di un percorso che la manifestazione friulana ha dedicato quest’anno proprio alla “cucina di carta”.

A presentare la ricerca dell’Aie sarà uno stimatissimo intellettuale, il critico letterario Enzo Golino (domenica alle 15.30, Chiostro della Biblioteca Civica), che avrà come ospiti Arrigo Cipriani del mitico Harry’s Bar di Venezia, il docente di cucina italiana, buongustaio e scrittore milanese Allan Bay, Emanuela Folliero che continua a primeggiare nelle classifiche dei libri con il suo “I bellissimi in cucina”, libro di ricette tratte da film che le ha dato una fama superiore persino a quella dovuta ai calendari di alcuni anni fa. Altro autore presente alla tavola rotonda (non sappiamo se, visto l’argomento, sarà anche imbandita) il comico emiliano Vito che fa il bis dopo il successo di “Donne e ricette” con un nuovo libro “E’ pronto in tavola” (Pendragon).

Dunque le statistiche dell’Aie ci dicono che per 2 italiani su 3 cibo significa piacere, 8 su 10 si considerano buongustai (ma qui bisognerebbe sapere cosa intendono con buongustai) e solo 1 su 7 ritiene di trascurare la propria alimentazione (1 su 4 nel 1995). In crescita anche il numero di connazionali che sempre più spesso acquista direttamente dai produttori, si rivolge ai mercati rionali e cerca di evitare di acquistare prodotti stranieri.

E se un tempo ci distinguevamo nel mondo per essere sempre alla ricerca spasmodica di un piatto di spaghetti fossimo stati anche al Polo Nord, con evidente disdegno per le cucine altrui anche le più celebrate, oggi scopriamo che 1 italiano su 3 apprezza i cibi stranieri (1 su 5 nel ’95); 1 su 4 ha mangiato in un ristorante straniero e complessivamente si sono spesi in Italia 80 milioni di euro nell’ultimo anno in ristoranti etnici.

Del resto la diversificazione sembra essere la caratteristica portante di questa cultura del mangiare in crescita (anche negli altri paesi europei). Se guardiamo tra i circa 14.000 titoli italiani proposti dalle librerie on line (48.000 quelli francesi e 154.000 quelli segnalati da Amazon Gran Bretagna), troviamo davvero di tutto. Dalle classiche cucine regionali all’analisi della ‘società ortoressica” quale è la nostra dominata dalle paure alimentari (illuminante il saggio di Guido Nicolosi “Lost food”, Ed.it). Dal rassicurante gourmandise alla cucina destrutturata e fino alla molecolare che di ogni ingrediente fa una schiuma leggera e per la quale non si può fare a meno del Bimby, robot di ultima generazione che grattugia, trita, frulla, cuoce, toglie calorie (?) e sofficizza anche le suole.

Da segnalare che molti psico-sociologi sospettano che il desiderio di parlare di cibo sia un modo per anestetizzare il desiderio di assumerlo, nel tentativo di rispondere ai modelli proposti dagli stessi media che ci propinano piatti succulenti ad ogni ora del giorno salvo poi mostrarci un unico tipo di individuo: in linea, magro, spesso al limite dell’anoressico. Ovviamente fatta salva Antonella Clerici.

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