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Indigniamoci / Il casting si fa a letto: da Hollywood alle nostre tv, lo squallore di un mondo di serie B

Pubblicato da Rossella Martina Dom, 18/09/2011 - 12:49

Casting couch si chiama a Hollywood, potremmo tradurlo garbatamente con "la scelta attraverso l'alcova" o, come è stato fatto per un libro che trattava dell'argomento "il divano del regista". Ricatti sessuali in parole chiare che vengono esercitati da registi, agenti, produttori e millantatori vari nei confronti delle ragazze che aspirano a diventare attrici, nel caso del cinem; ballerine, veline, fidanzate di, nel caso della televisione. Pratica che esiste da sempre, per il cinema se ne parla dai tempi del muto. In tv, quella italiana, la questione è esplosa solo negli ultimi tempi, ma osiamo affermare che la disdicevole prassi sia nata con l'avvento di certe tv commerciali, provate a indovinare quali. Certo qualche volta sarà accaduto anche nella vecchia Rai, ma di sicuro non era quella la consuetudine con cui si arruolavano vallette e attrici di scenaggiati. 

Ma se parliamo dell'oggi e per ciò che riguarda le nostre televisioni, dispiace dirlo ma nulla ci sorprende. Deve essere molto umiliante per chi in televisione lavora per motivi di professionalità, perché è brava/o, capace, intelligente, magari nemmeno un po' o davvero poco raccomandato. Deve essere molto umiliante per costoro rendersi conto che il do ut des è diventato la regola: ti do affinché tu (forse) mi dia qualcosa in cambio, una particina, una paparazzata, una festa con gente che conta, fino alla fiction e a Sanremo. Il do ut des viene messo in conto dalle ragazze (ma ormai anche dai ragazzi) che decidono di tentare la strada dello spettacolo, lo sanno loro, lo sanno i genitori se non sono ebeti, lo sanno tutti quelli che in quel mondo di serie B sguazzano. E se non c'è subito una trasmissioncina in cui sculettare si passa alla moneta frusciante. Ci sono tariffe, ci sono regole. Ci sono parcheggi e ci sono svolte decisive come quelle che sono toccate a chi è passato dallo spettacolo alla politica. Ovviamente simili passaggi miracolosi sono cose che si ottengono con prestazioni straordinarie, con l'inventiva, la creatività, la capacità di organizzazione e di reclutamento.

E qui la cosa comincia a diventare inquietante. Ci si inquieta, ci si sorprende, ci si dovrebbe anche indignare quando il mondo di serie B si affaccia su quello che dovrebbe essere un terreno del tutto diverso. Eticamente diverso, perchè non riguarda più scelte private ma la vita pubblica. La vita dei cittadini, la mia vita.

Eh sì, perché vorrei che puttane (consapevoli e contente come quelle di cui parliamo) e puttanieri, che sono sempre esistiti, che esistono e non mi illudo che scompaiano, vorrei, ecco, che se ne restassero nel loro mondo di serie B. Vorrei possibilmente non sentirne nemmeno parlare e certamente non voglio che abbiano a che fare con la cosa pubblica che è cosa di tutti e quindi cosa mia. Non vorrei un medico puttaniere, nemmeno un macellaio puttaniere, figuriamoci se voglio un puttaniere come sindaco della mia città o in qualche altra carica magari anche più importante. Non vorrei una puttana come parente, mi dispiace, non sono così aperta, né mi piacerebbe che fosse la rappresentante dei genitori nella classe di mio figlio né che una puttana fosse mia presidente di quartiere . Eh, sono proprio antiquata, vero?

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