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I libri della settimana: Jane Austen, Carlo Toffalori, Philibert Schogt

Pubblicato da Rossella Martina Lun, 04/02/2008 - 12:56

Il 'Giallo', la detective story, persino il noir sono generi della narrativa riconducibili alla matematica: lo afferma il logico-matematico Toffalori. Una divertente e misconosciuta "Storia d'Inghilterra" della giovane irriverente Austen e la storia di un abbandono che non è meno doloroso se a lasciare, a ferire e addirittura infierire è un filosofo.

Jane Austen
La storia d’Inghilterra
La Vita Felice, 8.50 euro
Questo libbriccino oggi felicemente proposto al lettore italiano (con testo inglese a fronte), è una delle prime cose scritte dalla mitica autrice di “Orgoglio e pregiudizio”, attorno ai quindici anni (circa 1790). Una storia dell’Inghilterra che va dal 1400 al 1650. Perché questo periodo? “Solo per provare l’innocenza della regina di Scozia” e per “parlar male di Elisabetta”. Un breve gioiello intessuto di umorismo e sfacciate parzialità, ma anche di cultura straordinaria per un’adolescente e capacità di sintesi oltre che di scrittura: insomma un divertimento in cui c’è già tutta la grande Austen.

Carlo Toffalori
Il matematico in Giallo
Guanda, 13 euro
Pensando ai Gialli siamo portati a riferirci alla Logica, ma per Toffalori (docente di queste materie) è proprio alla Matematica pura che bisogna rifarsi. E lo dimostra con un viaggio che parte dal fondatore del genere, Edgar Allan Poe, che in più occasioni, duranti le indagini del suo Dupin, fa riferimento all’Analisi Matematica, così come vi si collega Sherlock Holmes. Ma il più matematico degli investigatori per Toffalori è Ellery Queen, mentre il più lontano dalla scienza è Maigret. Un bellissimo gioco per gli amanti del thriller e dell’algebra.

Philibert Schogt
La moglie del filosofo
Garzanti, 15.60 euro
Non contento di abbandonare la compagna Vera e il loro figlioletto, il saccente intellettuale fallito Luuk, scrive un trattato di filosofia in cui prende a modello di banalità, di ordinarietà e limitatezza borghese proprio la desola Vera. Schogt, esordiente olandese, gioca con certo pensiero contemporaneo mischiandolo al rosa e a buone dose di sarcasmo. Molto piacevole, bravo a immedesimarsi in Vera. Solo il finale non vendicativo svela un’inconscia (?) solidarietà maschile tra l’autore e il suo insopportabile filosofo.

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