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FestivalFilosofia / Siamo in tempo a salvare la Natura? Non è detto. Bodei, Cacciari, Bohme, Zanatta

Pubblicato da Rossella Martina Dom, 18/09/2011 - 09:15

 

Il tema “Natura” attorno a cui ruota quest’anno il FestivalFilosofia in corso a Modena Carpi e Sassuolo, con le sue cinquanta lezioni magistrali e una quantità di iniziative (mostre, spettacoli, giochi, escursioni, fino agli ormai celebri ‘menù filosofici’ curati dal filosofo gourmet  Tullio Gregory) mette a fuoco questioni teoriche che forse mai come in questa edizione sono destinate a incidere sul nostro futuro.

Essenziale è stata l'introduzione sulla Fisica (Physis ossia Natura) di Aristotele fatta da Marcello Zanatta, ordinario di Storia della Filosofia Antica all'Università della Calabria. Una 'base' necessaria per comprendere molti relatori a seguire e in particolare Massimo Cacciari la cui letio magistralis, "Physis" appunto, è stata seguita come sempre da orde di giovani e signore. Non tutti a nostro avviso in grado di recepire l'argomentazione del filosofo veneziano, nella fattispecie sviluppata proprio a partire dall'etimologia greca. E tuttavia la folla è rimasta salda e sudatissima sotto il sole in evidente ammirazione della maschera barbuta e imperturbabile (va detto che Cacciari era all'ombra, ma siamo certi che non avrebbe fatto una piega neppure nel forno di Nabucodonosor). 

Partire dai classici, dunque. Se guardiamo alla storia, infatti, è proprio attraverso i grandi filosofi e le correnti filosofiche delle diverse epoche, che possiamo individuare l’atteggiamento delle diverse società nei confronti della natura. “La natura non si può violentare” diceva Eraclito, ma dall’antico naturalismo si passò ben presto alla metafisica, a teorie che volevano andare oltre la Natura, rimandando la Verità  a qualcosa d’altro. Una sorta di diabolica apparenza nel Medioevo, una materia da scalzare e vincere nel Rinascimento, qualcosa da correggere e reindirizzare con il razionalismo. Ma anche, di nuovo, per gli idealisti, la natura tornò a essere un’apparenza che solo il pensiero può rendere vera, fino al materialismo che vede nella natura una semplice risorsa da sfruttare. E la post- modernità come si pone nei confronti della Natura?

 Gernot Böhme, direttore dell’Institut für Praxis der Philosophie di Darmstadt, ha sottolineato come <l’ideologia moderna ha concepito il progresso della civiltà come emancipazione dalla natura, dominio sulla natura esterna e superamento della natura interiore> mentre  <il ventunesimo secolo è il secolo dell’ambiente, in cui lo stato della natura – globale e insieme locale – diventa il tema centrale dei conflitti politici e il limite decisivo per ogni ulteriore sviluppo di civiltà>.

Si tratta in realtà di due concezioni entrambe in campo, due concezioni più che opposte veramente nemiche, due ‘filosofie’ destinate a combattersi sempre più accanitamente come dimostrano tante battaglie già in corso: anti-tav, animalisti, anti-nuclearisti, solo per citare movimenti in campo anche in questi giorni contro coloro che pensano di poter continuare a ‘snaturare’ la natura in nome di un sempre più vago progresso e un sempre più amorale profitto.

Come ha ben argomentato Remo Bodei, professore di Filosofia alla University of California e supervisore scientifico del festival emiliano, sottolineando le intuizioni galileiane, “alla natura si comanda soltanto ubbidendole, per padroneggiarla bisogna servirla, piegarsi alle sue leggi e alle sue ingiunzioni”.

La sfida selvaggia può essere solo apparentemente vittoriosa, la natura ha tempi diversi da quelli umani. Una, due, dieci generazioni hanno creduto di poterla oltraggiare senza che questa si vendicasse, ma il redde rationem è arrivato.

Siamo in tempo per ‘tornare alla natura”?  Non è detto.

 

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