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FestivalFilosofia / Il filosofo Tom Regan difende i diritti degli animali. Una riflessione che riguarda tutti noi

Pubblicato da Rossella Martina Gio, 15/09/2011 - 19:21

 

“… Nelle settimane seguenti visitai altri mattatoi più grandi e osservai centinaia di mucche, di maiali e migliaia di polli mentre esalavano il loro ultimo respiro in enormi catene di smontaggio e di morte… Non dimenticherò mai queste carneficine, le cui proporzioni non avrei mai immaginato se non le avessi viste con i miei occhi… La maggior parte di questi animali, miliardi di animali, soffre ogni singolo minuto della sua esistenza. Sono fisicamente malati, minati da malattie croniche e debilitanti. Sono annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di disorientamento e depressione. Visti da lontano possono sembrare gli animali che abbiamo visto nelle figure dei nostri libri d’infanzia. Visti dall’interno, nel loro presente, non sono altro che ombre tragiche e patetiche dei loro forti antenati”.

E’ talmente bravo anche come scrittore, oltre che come filosofo, Tom Regan che riesce anche a commuovere là dove cerca di scuotere le coscienze, di sbatterle sul banco del tribunale di un’etica che si appella con forza, persino con durezza, ai diritti degli ‘animali non-umani’ mettendosi dalla parte di tutte quelle esistenze spezzate e torturate allo scopo di essere trasformate in carne da mangiare, cavie nei laboratori, prede di cacciatori, cinture e scarpe, pellicce.

Sarà certamente lui, questo intellettuale di Pittsburgh, ex studente-macellaio illuminato da Gandhi, docente di filosofia alla North Caroline State University e autore di  libri di culto (come “Gabbie vuote”) per animalisti e vegetariani di tutto il mondo, sarà lui dunque il personaggio di rottura del FestivalFilosofia di Modena Carpi e Sassuolo che inizia domani e prosegue fino a domenica. Regan terrà una lezione magistrale proprio venerdì sera (“Diritti degli animali”, ore 21.00, Modena, Piazza XX Settembre) per sottolineare ancora una volta le ragioni filosofiche che lo spingono ormai da oltre venti anni a dedicarsi alla ‘questione animale’.

Regan fa propria un’affermazione che molti animalisti ripetono: nei confronti degli animali tutti gli uomini si comportano da nazisti. Non consola il fatto che già Leonardo da Vinci, vegetariano fin da bambino, affermasse che “verrà il giorno in cui gli uomini guarderanno all’uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all’uccisione degli uomini”.  Purtroppo poco è cambiato da allora, anzi probabilmente il ‘progresso’ ha contribuito a peggiorare le cose, senz’altro per ciò che riguarda gli animali da laboratorio. Regan sostiene che “la scienza che danneggia continuamente gli animali allo scopo di raggiungere i propri obiettivi, è moralmente corrotta perché ingiusta alla base”.  E suggerisce di non fermarsi al singolo caso: “Si tratta – dice – dell’intero sistema. La desolazione del vitello è commovente, da spezzare il cuore; il dolore pulsante dello scimpanzé con la testa circondata di elettrodi, che penetrano in profondità nel suo cervello, è repellente; la lenta, contorta morte del procione catturato da trappole d’acciaio, è angosciosa. Ma ciò che è sbagliato non è solo il dolore, la sofferenza, la privazione, è il sistema che ci permette di considerare gli animali come nostre risorse”.

Che fare? Sensibilizzare, dice Regan, il processo di cambiamento “è molto complicato, molto impegnativo, spossante, richiede lo sforzo di molte mani che si devono impegnare nell’educazione, nella divulgazione, nell’organizzazione politica e nell’attivismo. Se e quando aboliremo l’uso degli animali, questo è un problema di carattere principalmente politico. Le persone – conclude il filosofo - devono cambiare le loro convinzioni prima di cambiare le loro abitudini”. 

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