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Turchia, Datca: i colori della frutta, i profumi delle spezie

Pubblicato da Mario Palumbo Gio, 23/06/2011 - 13:09

Nisiros è nella scia e la prua di Nirvana punta verso la Turchia. Nirvana, intesa come secondo di bordo, issa sulla crocetta di destra la bandiera di cortesia turca e sulla crocetta di sinistra la bandiera gialla che indica la richiesta di libera pratica. Per spiegare meglio a chi non si intende di cose nautiche, la bandiera di cortesia è un gesto di gentilezza nei confronti del Paese nelle cui acque si naviga (infatti le barche straniere che solcano le nostre acque alzano sulla crocetta di dritta il tricolore con lo stemma delle Repubbliche marinare); la bandiera gialla indica invece che l'imbarcazione chiede l'intervento delle autorità locali per espletare le formalità doganali. La Turchia non fa parte della Comunità Europea e bisogna chiedere il "permesso" per entrarvi. In realtà si tratta di formalità ormai semplici: si portano i documenti della barca, il certificato dell'assicurazione e le carte d'identità dei membri dell'equipaggio in un ufficio che disbriga tutte le partiche facendo il giro di gendarmeria, capitaneria, port autority e dogana. Il tutto richiede poco tempo. Dopo un paio d'ore l'impiegato dell'agenzia è stato tanto gentile da portare i documenti e il permesso di soggiorno direttamente in barca, evitandoci di passare dal suo ufficio.

La navigazione da Nisiros a Datca, il nostro porto d'ingresso in Turchia, è stata agevole: vento al giardinetto (cioé quasi di poppa) di 20 nodi con punte di oltre 30. Nirvana volava a più di 6 nodi (un nodo equivale ad un miglio marino all'ora) solo ad un paio di miglia dall'arrivo il vento è calato e il comandante Nello ha dovuto dare motore.

Ci siamo ormeggiati gettando l’ancora e infilandoci nello spazio esiguo tra un motoryacht e una grossa goletta. Manovra perfetta del comandante, ben coadiuvato, del resto, dall’equipaggio.

L’acqua del porto di Datca è limpidissima e si scorgono agevolmente il fondo e i cefali di tutte le taglie che vi nuotano indisturbati. La Turchia è molto attenta alla difesa del suo ambiente e le barche che vi si ancorano devono avere il serbatoio di raccolta delle acque nere. Chi scarica direttamente in porto o in rada rischia una bella multa. Lungo la banchina del porto si trovano ristoranti e bar pronti ad accogliere i turisti. Poco dopo il Nirvana ha attraccato la barca dei bolognesi Luisa e Gianfranco. Con loro siamo andati a cena in un ristorantino frequentato dagli abitanti del luogo. Niente cibo per turisti (che costa, oltretutto caro)! Non so esattamente cosa ho mangiato ma il tutto era buono e commestibile, comprese delle polpette ai ferri. Da bere solo acqua (siamo in un Paese musulmano) o Coca Cola e, per finire, un the profumato. In paese ci sono però locali che vendono solo birra e nei bar lungo il porto si possono anche ordinare una grappa o un ouzo. Quanto alle ragazze, ne ho viste davvero poche con il velo: la maggior parte veste all’occidentale sfoggiando anche vertiginose minigonne.

Al mattino di sabato 18 giugno sveglia presto per andare a fare spesa al mercato. E’ molto caratteristico: diverse vie del centro sono trasformate in un bazar e grandi tendoni formano una volta chiusa sopra le bancarelle che vendono di tutto. Io ho acquistato quattro polo di marca pagando davvero poco. Ma mi restano due dubbi: che non siano originali e che mi abbiano, nonostante tutto, fregato sul prezzo! Il bello del mercato di Datca sono però i colori dei banchi di frutta e gli odori delle spezie. Ti accorgi davvero di essere arrivato in Oriente.

 

 

 

 

 

 

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