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Magica Rodi, regno di pirati genovesi e cavalieri

Pubblicato da Mario Palumbo Lun, 27/06/2011 - 11:19

Fuori dalla baia di Datca i vento soffia da Nord Est sui venti nodi. Perfetto per noi che ce lo troviamo quasi in poppa. Si rolla anche poco perché il mare è praticamente piatto. Il comandante, che a bordo del Nirvana può tutto, decide di puntare su Rodi e non su Simi.

E' un po' un azzardo perché il porto di Rodi d'estate e sempre pieno e i comandanti sono quasi costretti a fare a cazzotti per rimediare un posto in banchina. Mi raccontano di scene degne di liti tra automobilisti per un parcheggio. A scanso di equivoci, telefoniamo al Marina Mandraki per sapere com'è la situazione. Pare un miracolo, ma ci dicono che per l'ormeggio non ci sono problemi! In realtà è il segno che la crisi economica ha navigato fin qui: gli anni passati in giro da queste parti c'erano molte più barche e anche le società di charter paiono navigare in acque tutt'altro che tranquille.

Fuori dalla grande baia turca in cui si incunea Simi, l'onda si fa più ripida e si rolla un po' di più, ma il vento per fortuna tiene. Intorno a Rodi c'è traffico, più di navi che di yacht a dire il vero. Sono poco anche le grandi golette turche in legno che portano a spasso i turisti. Poco prima di entrare in porto ci colleghiamo sul canale 9 del vhf come ci era stato detto di fare, ma nessuno risponde alla nostra chiamata. Riproviamo con il cellulare e l'ormeggiatore risponde subito! Ci conferma che c'è posto e dice che ci aspetterà alla radice del molo. Passando là dove un tempo il Colosso sovrastava le imbarcazioni in entrata, vediamo l'ormeggiatore a bordo di un ciclomotore. Ci fa grandi gesti e ci indica il posto dove dovremo ormeggiarci. Niente corpo morto (riservato alle barche delle compagnie di charter): dovremo gettare l'ancora e poi arretrare verso la banchina lanciando le cime a terra. Con nostra sorpresa l'ormeggiatore se ne va! Le cime d'ormeggio le agguanterà un gentile signore francese già attraccato al pontile.

Rodi è di una bellezza straordinaria, almeno ella parte vecchia. Sulla costa nord, lungo le spiagge, è tutto un fiorire di mega-alberghi e ristoranti pronti ad accogliere i turisti "vomitati" dagli aerei che uno dietro l'altro, in un continuo susseguirsi, atterrano all'aeroporto internazionale. A piedi visitiamo la città vecchia fortificata dai Cavalieri di San Giovanni che non conquistarono l'isola ma semplicemente l'acquistarono dall'ammiraglio Vignoli, un pirata genovese. In fondo si trattò di un accordo tra italiani, visto che l'ordine cavalleresco era nato su iniziativa dei mercanti di Amalfi. Lungo le stradine di acciottolato si aprono una miriade di negozi per turisti e davanti ad ogni negozio, bar o ristorante c'è l'"acchiappaclienti": l'esatto opposto del buttafuori. Cercano di convincerti ad entrare per fare acquisti o consumare. Alcuni sono gentili e garbati, altri petulanti e decisamente fastidiosi.

Ceniamo nella nuova agorà in un ristorantino specializzato in carne alla brace. I camerieri sono grandi professionisti e trattano ogni cliente come se fosse un vecchio amico da coccolare. Vederli all'opera tra i tavoli è uno spettacolo.

L'indomani noleggiamo un'auto per visitare l'isola. Ci sono luoghi da non perdere, come Lindos, la cui baia rotonda e molto protetta, è dominata dall'acropoli. Nella splendida spiaggetta facciamo il bagno. Intorno a noi è un vociare di mamme e bambini. Tutti parlano italiano! Sembra di essere a Rimini o a Fregene. Torniamo a Rodi per il pranzo e ci fermiamo in un locale che sulle guide che abbiamo a bordo non è segnalato. E' una grande pescheria, l'Aegean Fish, con esposte grandi quantità di pesce di ogni tipo. I clienti lo scelgono e se lo fanno cuocere selle griglie. Ci sono anche piatti pronti già cucinati. In tre abbiamo speso 26 euro. Ci si può andare solo a pranzo, perché chiudono alle cinque del pomeriggio.

Al pomeriggio ci dirigiamo verso la valle delle farfalle. Dovrebbero essercene milioni… riesco a vederne solo cinque e neppure bellissime! E visto che il prezzo del biglietto d’ingresso è di 5 euro, un euro a farfalla mi sembra una tariffa un po’ cara. Alla sera con Nirvana decidiamo di tornare nella cità vecchia per assistere ad uno spettacolo di danze folcloristiche al teatro Nelly Dimoglou, un evento imperdibile a giudicare dalla nostra guida (Mondadori, edizione 2010). Peccato che il teatro sia chiuso da tre anni e pare destinato alla chiusura definitiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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