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Kastellorizo, tra tartarughe marine e i ricordi di 'Mediterraneo'

Pubblicato da Mario Palumbo Mer, 29/06/2011 - 23:58

Angelos Mavros ha un doppio mestiere: ristoratore e ormeggiatore. Non potrebbe essere diversamente, visto che la scaletta-passerella di Nirvana poggia sulla banchina tra i tavoli del suo ristorante Athena. Siamo arrivati nella protettissima baia di Kastellorizo, che è considerato il miglior porto naturale tra il Pireo e Beirut, verso l’ora di pranzo e Angelos si sbracciava sulla banchina per farci ormeggiare al suo ristorante e non a quello vicino. Ci ha dato una mano, raccogliendo le cime di poppa a doppino su due grandi bitte in cemento. Ci siamo accordati che andremo da lui a cena per gustare il capretto che cucina al forno. Dopo aver pranzato a bordo di Nirvana (spaghetti al pesto e formaggi) mi sono istallato ad un tavolo del ristorante per sorseggiare Coca Cola e caffè, ma soprattutto per utilizzare il suo collegamento internet wi-fi. Così ho potuto inviare a Quotidiano.net le ultime "avventure" riguardanti il viaggio di Nirvana e le foto relative.

Angelos mi spiega che il tavolino cui sono seduto, sotto un rigoglioso pergolato di bouganvillea, era quello preferito da Gabriele Salvatores quando qui girava Mediterraneo. Il film ha lanciato l’isola e dopo l’uscita della pellicola sugli schermi, sono arrivati i turisti, molti dall’Italia. L’ormeggiatore-ristoratore si lamenta: pochi vistatori quest’anno, colpa della crisi. E di crisi parlano anche dei commensali spagnoli tra una forchettata e l’altra di dentice ai ferri. Nell’acquario di Angelos si muove pigramente un’aragosta, ma a causa del suo costo e della crisi mediterranea, avrà vita lunga, seppur non libera.

Kastellorizo è l’ultima fermata nelle isole greche: di fronte, a soli due chilometri e mezzo, c’è la costa turca. Non ci sono spiagge, qui, ma solo insenature dall’acqua limpidissima, vero paradiso per i subacquei, che possono incontrare rari esemplari di foca monaca. Noi, mentre eravamo intenti all’ormeggio, abbiamo goduto della visita di due grandi tartarughe marine che si inseguivano, facendo evoluzioni in una sorta di danza che non abbiamo capito se fosse una lotta per il territorio o un corteggiamento amoroso.

Da quando, nel 1987, venne inaugurato l’aeroporto, Kastellorizo divenne meno… "isolata", ma gli abitanti, che alla fine del XIX secolo erano più di 15.000 si sono ridotti a circa 300. Sullo sperone di roccia che domina il paese si ergono le rovine del castello, una volta ricoperto in pietra rossa, che ha dato il nome all’abitato.

La cittadina, le cui case dipinte a colori pastello circondano la baia, è suggestiva e quieta. Qui si vive con un ritmo lento, scandito dall’arrivo di un traghetto o di una nave che scarica e reimbarca nel giro di poche ore turisti provenienti da Cipro. Ogni tanto attracca qualche goletta turca, ma anche queste si fermano poche ore o per una notte.

Sotto un sole impietoso sono salito fino alla piazza che ha costituito il set principale di Mediterraneo. Sul muro di una casa diroccata c’è una scritta: "Mediterraneo, per informazioni rivolgersi a Chico". Una freccia indica un bar. Chiedo di Chico, ma con una simpatica risata una corpulenta signora, Maria, mi spiega in italiano che quella scritta risale al tempo della lavorazione del film; l’avevano fatta gli addetti alla produzione per indicare i loro uffici! Da allora gli abitanti di Kastellorizo, che si sentono compartecipi della conquista del Premio Oscar del ’92, la rinfrescano ogni anno. Il bar della signora Maria era comunque una delle "basi" della troupe per bere e rifocillarsi tra una ripresa e l’altra e foto ricordo e locandine stanno a testimoniarlo. "Tutti simpatici e gentili gli attori italiani – racconta – Ma il più simpatico era Diego Abatantuono. Con me aveva un accordo segreto: gli servivo l’ouzo nelle tazze da caffè e non nei bicchieri. Nella tazza ce ne stava di più e non essendo trasparente gli altri della troupe non capivano cosa stesse bevendo!".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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