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Ecco Skala, la Positano di Grecia

Pubblicato da Mario Palumbo Mar, 14/06/2011 - 15:50

Venti nodi al giardinetto di sinistra con punte oltre i 30 e mare mosso: si va veloci (quasi 7 nodi con il solo genoa a riva) ma si balla! Una specie di twist misto a tarantella. Siamo salpati da Katapola poco prima delle 8 (sveglia alle 6...) e viste le condizioni del mare, Nirvana (comandante in seconda) non potrà esibirsi in fantasmagoriche specialità culinarie e l'equipaggio di Nirvana (la barca) dovrà accontentarsi di brioches, pane e salame. Sono poco più di 50 le miglia che occorrono per raggiungere da Amorgos, nelle Cicladi, Astipàlea, la più occidentale isola del Dodecaneso. A Skala, porto principale di Astipàlea, abbiamo appuntamento con Giuseppe, Mariella e Chiara, comandante ed equipaggio di Si Bwana. Facciamo rotte diverse (noi, partendo da Katapola, abbiamo scapolato Amorgos da sud, a Giuseppe, che era ancorato in una baia più a est, conviene passare a nord) ma ci teniamo in contatto via radio. Il Sanlorenzo di Giorgio e Ilde è rimasto ad Amorgos con l'intenzione di salpare un giorno dopo di noi; un programma che purtroppo andrà modificato: un catamarano battente bandiera statunitense, salpando, ha tirato su un bel po' di ancore, tra cui quella del Sanlorenzo. Giorgio, per evitare che il suo Morgan urtasse violentemente la banchina, ha preso una brutta botta ad un ginocchio. Ora è costretto in barca con il ginocchio immobilizzato e "sotto ghiaccio". Ci raggiungerà forse più avanti.

Il porto di Skala è piccolo e ancora in costruzione, acqua e corrente elettrica sono per ora riservati ai due pescherecci che riforniscono di pesce fresco i ristoranti affacciati sul mare. La cittadina,con le sue candide case, è suggestiva e ricorda un po' Positano. Le abitazioni sono edificate a scalare sulla collina che cinge la baia come un anfiteatro. Abbiamo gettato l'ancora verso le quattro del pomeriggio e a darci una mano con le cime d'ormeggio c'era Giuseppe, arrivato prima di noi, grazie anche al fatto che il suo Si Bwana (si pronuncia sì buana) è più lungo e quindi più veloce di Nirvana. Dopo una siesta (meritata!) in cuccetta per recuperare la stanchezza accumulata, andiamo alla ricerca di un ristorante. Ne troviamo uno proprio sulla spiaggia. In ghiacciaia ha freschissime triglie di scoglio che, fritte, si dimostrano squisite.

Dopo una notte di sonno profondo, ci svegliamo con una sorpresa piacevole in banchina. A salutare gli equipaggi delle barche battenti bandiera italiana c'è Gianfranco, sorridente e cordiale bolognese settantenne che, con la moglie Luisa, naviga per la Grecia da circa vent'anni. Il loro Dufour 38 è ormeggiato all'inglese alla radice del molo. Passano in barca gran parte dell'anno, poi in autunno la tirano in secca in un porto greco e tornano a passare l'inverno sotto le due torri.

Mentre io cerco un bar con connessione wi-fi per buttare giù queste note di diario e scaricare le fotografie, Giuseppe e le "ragazze" vanno a visitare la Chora (il vecchio centro sulla parte più elevata della collina) con il forte costruito,manco a dirlo, dai veneziani. Qui dominò per trecento anni (tra il 1200 e il 1500) la famiglia dei Quirini.

Astipàlea, vista dal satellite, ha una forma particolare: due grandi ali di farfalla unite da un corpo sottile. Lungo la sua costa si aprono minuscole o vaste spiagge, un tempo rifugio di pirati maltesi. Per fortuna, oggi, pirati non ne arrivano più, solo turisti che non depredano ma portano un po' di incremento all'economia dell'isola.

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