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Città abbandonate, canyon, rafting e bucatini all’amatriciana

Pubblicato da Mario Palumbo Mar, 28/06/2011 - 09:39

Usciamo da Rodi con una brutta sorpresa: Ugo, il timone automatico, sembra aver aderito alle manifestazioni di protesta che si svolgono in molte parti della Grecia e non ne vuole sapere di mettersi a lavorare. Nello fa tre giri di bussola per rimetterlo in funzione. Ugo non fa tante storie e riprende a fare il suo dovere.

Ci aspettano una quarantina di miglia di navigazione per raggiungere Fethiye, sulla costa turca. Qui sorge un attrezzato marina dotato di tutti i comfort. Ci arriviamo dopo una navigazione piacevole: ci sono una ventina di nodi di vento che spira al giardinetto. Con randa e genoa aperti viaggiamo ad oltre sei nodi. Nirvana, intesa come barca, è un po’ vecchiotta (ha una trentina d’anni) ma ha grandi doti marine e un passaggio sull’onda molto morbido. Ci divertiamo, insomma, anche se si rolla un po’ a causa del mare formato che viene da poppa.

Poco prima di entrare in porto, chiamiamo sul canale 73 della nostra radio vhf l’ufficio del Marina Ece per avvisare del nostro arrivo. Ci viene incontro un gommone con due ragazzi che indossano la maglietta arancione degli ormeggiatori. Ci chiedono di attendere fuori dal porto perché devono ormeggiare prima di noi un grosso catamarano battente bandiera americana. La manovra della barca statunitense si rivela un po’ laboriosa, poi viene il nostro turno. Uno dei ragazzi del gommone salta a bordo di Nirvana: provvederà lui a fissarci al corpo morto a prua. Il gommone con l’altro addetto continua a girarci intorno facendo, per la verità, un po’ di confusione.

A prendere sul molo galleggiante le nostre cime di poppa sono Fabio e Marisa, triestini, vecchi amici del nostro comandante Nello e di Nirvana (intesa come vicecomandante e cuoca di bordo). Fabio e sua moglie ci invitano a bordo del loro Janneau di 42 piedi per bere una bibita fresca e organizzarci per la cena, una delle incombenze più importanti della vita dei pensionati navigatori…

Ma abbiamo alcuni rituali da completare prima di pensare alla cena: Nirvana, intesa come secondo di bordo, porta a spasso Trissi, che si sgranchisce volentieri le zampe su un terreno meno ballerino di una barca, poi approfittiamo degli eleganti servizi del marina per farci una doccia calda senza badare al consumo di acqua che, a bordo di Nirvana è giustamente razionata.

Fabio, simpatico asceta, filosofo navigante, ci conduce al luogo prescelto per la cena. Un posto davvero singolare: una piazza al centro della quale vi è una grande pescheria; intorno tanti ristorantini. Uno acquista il pesce che vuole mangiare e lo porta al ristorante che ha scelto per farselo cucinare. I ristoratori mettono poi in tavola, antipasti vari sempre a base di pesce, insalate e pane caldo (squisito con il burro all’aglio!). I gamberoni e il pesce spada arrivati sulla nostra tavola sono scomparsi in fretta; ma si sa: l’aria di mare fa sempre venire un certo appetito…!

Il mattino dopo, i riti quotidiani: moka sul fornello, pane e marmellata o biscotti, da dividere con Trissi che ti guarda sempre con occhio languido quando porti qualcosa alla bocca e soprattutto assume l’espressione del cane orfano e digiuno da giorni. Impossibile resisterle! Noleggiata un’auto, la cui aria condizionata non funziona (e fa davvero caldo) ci avviamo verso Yakakoy, nei cui dintorni sorge una città abbandonata, oggi patrimonio dell’Unesco: se la scambiarono Greci e Turchi. Mentre il comandante Nello si sofferma sul bordo della piscina di un bar a studiare le future navigazioni (nulla lascia all’improvvisazione!), gli altri gitanti si inerpicano sotto al sole su stradine di acciottolato tra ruderi di case e chiese di una città fantasma. Marisa si ferma a dipingere in un angolo di strada: ha la bellissima abitudine di tenere un diario illustrato con i suoi disegni ad acquarello. Ha con sé un astuccio con i colori e i suoi disegni sono davvero bellissimi!

Dopo il rovente tuffo nelle vestigia della storia, decidiamo di regalarci qualcosa di più fresco e, dopo aver recuperato a bordo piscina il nostro comandante, ci dirigiamo verso Saklikent. Qui sorge un suggestivo canyon solcato dalle acque gelide e spumeggianti del fiume Bar. Nel punto in cui il fiume di apre all’uscita della stretta gola, lungo le rive sorgono strani bar: hanno le ottomane direttamente sull’acqua e i clienti possono tenere i piedi a mollo mentre sorseggiano un the profumato. Ci inoltriamo nel canyon: finalmente fresco e ombra! Non rinunciamo al piacere di mettere i piedi nella corrente del fiume regalandoci un corroborante idromassaggio naturale.

Ma non è finita: al termine del giro a piedi decidiamo di privare l’ebrezza del rafting e, incastrati in grossi pneumatici da camion modificati e attrezzati alla bisogna, con le pagaie in mano ci lasciamo trasportare dalla corrente. Divertente ed emozionante, anche se alcune parti intime vengono sbatacchiate sui sassi più affioranti. Dopo il tuffo nel rafting, torniamo alla cultura e ci dirigiamo verso Tloss. Qui si trovano tombe rupestri, un’agorà e i resti di uno stadio. C’è anche un anfiteatro romano.

 Guardandoti attorno, volgendo lo sguardo su montagne brulle e su campi verdi, viene istintivo chiederti: ma fin dove arrivavano questi romani? Per onorarne la memoria, a bordo di Nirvana, assieme a Fabio e Marisa ci gustiamo un bel piatto di bucatini all’amatriciana. Cottura perfettamente al dente.

 

 

 

 

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