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Coppie sterili, il business degli uteri in affitto

Pubblicato da Alessandro Malpelo Gio, 15/07/2010 - 18:40

La professoressa Eleonora Porcu, responsabile del centro di fecondazione assistita del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna, e componente del Consiglio superiore di Sanità, ha donato la gioia di una gravidanza a centinaia di coppie sterili. E contesta il business che si è creato in India attorno alle nuove «fabbriche di bimbi».«Io credo che le varie tecnologie messe a disposizione al giorno d’oggi per realizzare in qualche modo il sogno di procreare passano talvolta attraverso una sorta di violenza e di sfruttamento delle donne. Un esempio efficace e calzante è l’utero in affitto».

Un mercato che lei disapprova?

«Vedo una donna in condizioni di indigenza che si espone al percorso problematico di una gravidanza per un bambino che non sarà suo. Accoglie un bambino per poi separarsene, credo sia una condizione di sfruttamento terribile e inaccettabile. Una violenza intima che lascia una ferita difficilmente sanabile. Prova ne sia i contenziosi. La stessa storia di Baby M è una prova».

Ma le coppie sterili che si rivolgono alle cliniche straniere non si fanno troppi scrupoli...

«Credo il problema sia l’idea di procreazione come possesso, appropriazione del bambino. La nostra civiltà dovrebbe recuperare invece il concetto di figlio come dono, non come oggetto da ottenere a tutti i costi. Ma in Italia questa richiesta di madri surrogate è relativamente poco diffusa».

Eppure la Ue sta cercando di arginare il turismo procreativo. Chi si rivolge all’estero?

«Il caso più comune riguarda donne che non hanno più l’utero ma hanno conservato le ovaie e il marito gli spermatozoi. Possono fare una fecondazione in vitro, generare embrioni che poi saranno trasferiti nell’utero di un’altra donna che può portare avanti la gravidanza fino al termine».

Dal punto di vista tecnico, è possibile portare l’embrione fuori dall’Italia?

«E’ un dato controverso, una circolare del ministro Bindi nel 1998 proibiva l’import export di gameti ed embrioni. E venne reiterata da Sirchia. Questa circolare per quanto ne so teoricamente potrebbe essere ancora in vigore. La legge 40 non parla di import export di gameti, resta la normativa che risale alla fine degli anni 90. Ma dal punto pratico non mi sembra possibile recarsi all’estero con gli embrioni, di solito la fecondazione in vitro avviene nelle stesse cliniche dove si procede all’impianto nelle madri surrogate».

Come aiutare una coppia sterile?

«La sterilità non è una malattia nel senso tradizionale del termine, ma un insieme di piccole alterazioni talvolta neanche manifestamente diagnosticabili che però impediscono l’incontro di ovuli e spermatozoi. Con il miglioramento delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, grazie alla crioconservazione e ad altre procedure, otteniamo risultati che prima non erano minimamente immaginabili. Al tempo stesso occorre cautelarsi ricordando che condizioni come il fumo di sigaretta, l’obesità, e alcune malattie professionali riducono la fertilità».

 

Alessandro Malpelo

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 (pubblicato giovedì 15 luglio 2010 su QN-QuotidianoNazionale-Carlino-Nazione-Giorno)

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