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La ferita che si riapre

Pubblicato da Lorenzo Moroni Ven, 25/11/2011 - 18:25

Giovanni Scattone, l'ex assistente universitario condannato in via definitiva per l'omicidio di Marta Russo, dall'inizio dell'anno scolastico insegna filosofia nello stesso liceo di Roma dove aveva studiato la ragazza. Sono passati quasi quindici anni dall'omicidio della Sapienza, quando un colpo di pistola esploso da una finestra della palazzina sei della cittadella universitaria, uccise la studentessa. Era il 9 maggio 1997. La giustizia ha fatto il suo corso e se bene o male dipende dai punti di vista. Ma la legge va rispettata, sempre. Scattone ha avuto sei anni per omicidio colposo (niente dolo) oltre al risarcimento dei familiari e dell'università. Insomma, secondo la sentenza passata in giudicato lui ha sparato a Marta, anche se accidentalmente.

Il fatto che Scattone sia andato a insegnare nella stessa scuola frequentata dalla ragazza scuote le coscienze. Per Aureliana Russo, mamma di Marta, è stato un ennesimo colpo al cuore. <Capisco che non è interdetto dai pubblici uffici - dice la donna - ma credo che non debba educare i giovani>. La scuola si limita a dire che non c'è stata alcuna violazione della legge. La maggior parte degli studenti difende l'insegnante: <Serio e preparato>. Qualche collega storce il naso e azzarda: <Non avrebbe dovuto accettare questo incarico>. Già, perché se contro la miopia della burocrazia italiana è possibile far poco, starebbe a Scattone agire secondo coscienza. Sempre i colleghi lo descrivono come un tipo molto riservato, che non si fa notare. Insomma, cercherebbe di tenere un profilo basso. Questo è ammirevole anche se poi lo stesso Scattone, in un'intervista ha osservato: <Mi dovrei astenere dall`insegnamento? E perché? Io mi sono sempre dichiarato innocente... Con tutto il rispetto per i parenti di Marta Russo io sono sereno e non vedo perché non dovrei insegnare storia e filosofia".

Forse ha ragione anche lui, ma il rispetto è un'altra cosa. La mamma di Marta Russo ricorda che Scattone ha insegnato almeno in una scuola intitolata a sua figlia. La legge non glielo impedisce, ma il rispetto dei parenti della vittima dovrebbe imporgli quanto meno di non riaprire loro una ferita che neanche il tempo riuscirà a rimarginare del tutto. Almeno il silenzio di Scattone potrebbe essere una medicina, seppur blanda. Strano Paese.

  

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