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Censimento, la foto storta dell'Italia

Pubblicato da Lorenzo Moroni Sab, 15/10/2011 - 14:32

Povera Italia. La poderosa macchina fotografica del Censimento ha iniziato a scattare la maxi-istantanea del popolo della Penisola da appena cinque giorni e già vengono fuori sbilenche inquadrature di questo Strano Paese. Da Nord a Sud, senza distinzioni. L'ultima, datata 14 ottobre, fa sobbalzare sulla sedia. <La Provincia di Oristano si rivolga al Parlamento europeo per chiedere l'annullamento del censimento e l'adozione di provvedimenti nei confronti dello Stato italiano> ha tuonato tale Efisio Trincas, nomen omen, consigliere del Partito sardo d'azione, già sindaco di Cabras. Il motivo? Il governo - a detta del signor Trincas - è reo di non aver predisposto un'adeguata modulistica in lingua sarda per il censimento in atto. Già immagino l'espressione di colui che al Parlamento europeo si troverà sul tavolo la richiesta di Trincas. La motivazione della richiesta è ancor più singolare: <Il trattamento riservato alla Sardegna - denuncia il consigliere - è quello di una colonia che deve adeguare il proprio modo di parlare, scrivere e leggere al volere dello Stato prepotente...>. Alla faccia dell'Italia unita. E uno.

Eppure, il caso di Trincas e della sua malcelata voglia di separatismo non è isolato. Se in Sardegna c'è chi rivendica il diritto di leggere e compilare il censimento in sardo (ma perché, le x per barrare le caselle possono essere tradotte in sardo?) su al Nord c'è ancora chi rimpiange gli asburgo e la buon'anima di Cecco Peppe. Il Trincas del Nord, tale Roland Lang, altro nomen omen, presidente del Heimatbund, la Lega Patria degli oltranzisti che si battono per la secessione dell'Alto Adige, si appella ai sudtirolesi ultranovantenni. Loro, in quanto nati ai tempi degli asburgo, secondo l'Heimatbund dovrebbero dichiararsi stranieri nel censimento. Non solo, già che ci siamo andrebbero restituite all'Austria le terre che un tempo furono di Francesco Giuseppe. Il motivo? Anche questo, come quello degli isolani, è a dir poco singolare. <Chi è nato prima dell'ottobre 1920 - scrive la Lega Patria - era a tutti gli effetti cittadino austriaco e soltanto successivamente è stato costretto ad assumere la cittadinanza italiana>.  Alla faccia dell'Italia unita. E due.

Intanto il censimento va avanti. L'Istat - alle 13 di venerdì 14 ottobre - comunicava che erano state censite oltre 4 milioni e 400mila persone. Stranezze per stranezze, dopo aver letto e compilato il censimento, un quesito mi ha regalato un motivo per sorridere. Alla voce titolo di studio: lunga serie di caselle dove scegliere quella da barrare. La prima? Non male: se non sai né leggere né scrivere. Ma se non sai leggere non leggi neanche le domande del censimento...

Comunque il censimento è una cosa seria, va detto. <Le grandi scelte di politica economica e quelle per la previdenza, per garantire il diritto alla salute, alla mobilità, alla salute e alla tutela dell'ambiente - aveva spiegato il direttore del Censis, Beppe Roma nell'intervista sul Qn del 9 ottobre - si fanno o si dovrebbero fare anche attraverso il prezioso filtro del Censimento>.  Già, ma in che proporzione può ritenersi attendibile un censimento dove tutto è lasciato alla buona fede di chi lo compila? Per carità non voglio mettere in dubbio la buonafede degli italiani, ma invece di prevedere multe salate per chi non compilerà e non consegnerà i propri fogli forse sarebbe stato meglio trovare un sistema per garantire una maggiore veridicità della fotografia dell'Italia? Controlli incrociati? Rilevatori porta a porta come una volta, per contare di persona quanti siamo e dove abitiamo? No, sarebbe costato troppo è stata la risposta. Più dei 590 milioni di euro spesi dallo Stato per questo censimento? 

Strano Paese.

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