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I sindaci marciano su Roma

Pubblicato da Graziella Leporati Ven, 26/08/2011 - 12:19

I sindaci di mezza Italia si preparano a marciare su Roma strappandosi i capelli per i tagli che verranno inflitti ai Comuni.  Sono disperati, annunciano sciagure sui servizi che , dicono, non potranno più erogare. Sono pronti a tutto, naturalmente tranne che a dimettersi. E chiunque sarebbe portato a pensare che questa manifestazione di protesta abbia il supporto dei cittadini. Invece no. Dai sondaggi e dalle interviste emerge chiaramente che la stragrande maggioranza degli italiani, cioè tutti coloro che non hanno un qualche sia pur minimo incarico politico, è ben contenta , anzi felice, dei tagli alle entrate comunali. Perchè? Le risposte sono analoghe nel concetto : "così sprecano meno". Il che significa che un'amministrazione comunale con un bilancio ridotto ai minimi termini dovrà per forza eliminare tutta una serie di iniziative che, alla fine, servono solo ad accendere i fari dei riflettori sui politici.

"Dovremo cancellare molti servizi sociali e, quindi, i meno abbienti saranno quelli che soffriranno di più di questa manovra" aggiungono i sindaci. Ma i cittadini non ci cascano più. La gente ormai è scafata e non crede a una parola di ciò che dicono i politici. Ormai pretende una sola cosa: tagli alla spesa pubblica, riduzione delle spese della macchina comunale. Il che detto in parole povere, significa cancellazione di tutti  i privilegi di casta, riduzione del 50% del numero di persone con incarichi nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni, cura dimagrante degli enti inutili ( e ce ne sono ancora una marea), per non parlare del costo dei pasti al ristorante di Camera e Senato che sono un'offesa insopportabile per chi lavora e paga le tasse fino all'ultimo centesimo e , magari, si becca pure una multa salata dall'Agenzia delle Entrate per un errore da 100 euro. Siamo nell'era delle vacche magre, allora facciamo sacrifici tutti. A cominciare dai sindaci e, passando per i parlamentari, fino ai calciatori che scioperano contro  il prelievo  del "contributo di solidarietà" ( ma non siamo ipocriti e quindi chiamiamola brutalmente tassa) sui loro stipendi da paperoni, ignorando che l'intero enorme popolo di facebook li  ha definiti "vergognosi". In Italia non ci sarà mai una rivoluzione nel senso di vedere la gente in piazza con le armi in pugno, ma gli italiani mostrano chiari i sintomi della nausea. E come diceva mia nonna, quando si tira troppo la corda , prima o poi si rompe.

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