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Viva la radio, che ci fa ascoltare e sognare

Pubblicato da Riccardo Jannello Mar, 24/03/2009 - 18:20

 

Chi viaggia in auto ha almeno la fortuna di potere ascoltare con più attenzione la radio, compagna ideale dei tanti chilometri da percorrere, maqari per lavoro. E quindi ai programmi radiofonici voglio dedicare questa mia riflessione. Ovviamente ai programmi musicali, che., soprattutto su Radiouno, sono particolarmente intriganti. La radio pubblica propone non solo tradizione e big, ma anche molti artisti nuovi e talenti da scoprire e questo essersi sostituita come proposte alle radio private rende merito volta all'emittente di Stato. Sono tre i programmi, secondo me, simbolo di questa tendenza. Il primo è “Village” condotto dalla mia amica Silvia Boschero alle 13,33 dal lunedì al venerdì. Silvia è una grande conoscitrice di musica. La ricorderò sempre quando mi apparve alla Royal Albert Hall di Londra in fila per entrare al concerto “Desde que samba è samba”: entrambi eravamo lì per Caetano Veloso, nostro idolo, che guidana una nutrita schiera di grandi artisti brasiliani: Gilberto Gil, sul quale Silvia ha scritto un bel libro, Chico Buarque, Gal Costa, Elza Soares, Virginia Rodrigues. “Village” viaggia nella musica internazionale e in quella nazionale alla velocità della luce, è importantissimo soprattutto quando ha gli artisti in studio e li intervista con grande saggezza e intelligenza; mi è servito per scoprire gruppi italiani come “Marta sui tubi” o “Virginiana Miller” che non so come avrei potuto conosecre, oppure “Policewoman” o Amy McDonald, suadenti. Un programma da seguire e da amare. E Silvia è bravissima.

 

Di segno completamente opposto è “Demo”, che va in onda subito dopo le 23: Michael Pergolani e Renato Marengo trasmettono i gruppi che “non sono nessuno, ma meriterebbero di essere qualcuno”, quelli che sarebbero discriminati dai produttori, che o si attaccano alle etichette indipendenti o devono spedire in giro i loro demo ed è per farsi notare e sperare di sfondare. Non sempre è così, spesso presentano personaggi che comunque un loro giro ce l'hanno, e soprattutto che sono bravi! Michael e Renato spingono molto sul fatto che non è a Sanremo la vera musica e non è nei giri commerciali: in parte hanno ragione. Dovrebbero dire però ad alcuni dei loro adepti che se cantassero in italiano magari farebbero meglio, perché molti giovani che cantano inglese storpiano perfino le parole facili. Ma il programma è vivo, interessante, bello, e si scoprono anche gruppi o solisti di valore. Programma da curiosare.

 

Concludo con “Radioscrigno” e qui l'ammirazione è totale, anche perché a condurlo (con la simpaticissima, sensibile e molto erudita Maria Cristina Zoppa) è Dario Salvatori, il mio giornalista musicale di riferimento. Mi ricordo quando giovane cronista ebbi la fortuna di essere mandato a intervistare Chuck Berry e c'era anche lui, a Bussoladomani, già affermatissimo. Mi misi accanto e cercai di studiarne ogni mossa. La bellezza di “Radioscrigno”, in onda la domenica alle 23,30 circa, è quella di fare questi viaggi nella memoria che spaziano da Patty Pravo ai Beatles, ma che danno sempre una lettura non nostalgici, ma propositiva, di quella che è stata la musica negli ultimi cinquant'anni, facendoci capire generi, emozioni e suggestioni che in altro modo perderemmo. Un programma didattico nel senso più profondo del termine, che meriterebbe maggiore spazio. Assolutamente da ascoltare, gustando i personaggi che hanno fatto la storia della musica e che hanno dominato i sogni di generazioni e generazioni. Un tesoro, giustamente in uno scrigno.

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