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Guardarsi indietro e riscoprire gli amici del Tenco

Pubblicato da Riccardo Jannello Mar, 10/03/2009 - 19:20

A volte si possono riscoprire gioielli che pensavi perduti e che invece tornano fuori dal vecchio zainetto delle cose amate, ma dimenticate. Ritrovarsi di fronte a un cd del '99 e scoprire che da quel giorno sembra non sia passato neppure un minuto è una cosa particolare. Dieci anni fa, il Club Tenco rendeva omaggio al suo fondatore, Amilcare Rambaldi, deceduto ultraottantenne. Nel cd organizzato da Vincenzo Mollica e Sergio Secondigliano Sacchi, sono state riunite alcune registrazioni che gli artisti succedutisi sul palco della canzone d'autore avevano in qualche modo dedicato a Rambaldi, sia vivente sia dopo la sua dipartita. Un disco ovviamente che saltabecca fra vari artisti e quindi non uniforme, ma con una completezza di stile autoriale che lo fa unico, Il titolo è "Roba di Amilcare" ed è lo stesso di una canzone originale scritta da Paolo Conte, che la interpreta con la sua proverbiale abilità al piano solo. Ma non è l'unico l'avvocato di Asti a volere essere originale: ci sono anche Roberto Benigni e Davide Riondino che omaggiano il grande Rambaldi con composizioni molto divertenti e scanzonate, com'è nella natura dei due menestrelli toscani. Ma anche Roberto Vecchioni regala una versione di "Waterloo" intimista e profonda, Ivano Fossati ci porta sui passi di Boris Vian e del "Disertore" e Cristiano De André a Pablo Milanes; Eugenio Finardi comincia a percorrere la strada che lo ha portato a un cd su Vysotsky; Fabrizio De André dedica una esuberante  "Guerra di Piero" al patron; Chico Buarque regala una interpretazione di "Genova per noi" alla maniera della bossanova che fa venire i brividi e, fra gli altri, Ornella Vanoni omaggia lo stesso Chico con "Tre uomini", la versione italiana, tradotta da Sergio Bardotti, di "Teresinha". C'è questo e altro, introdotto da un "Lontano lontano" eseguito da Guccini da seguire con la mano sul cuore. Non sarebbe male ritrovare questo pregevole cd con libretto acconcio che fu registrato da Alabianca.

Dal passato che non si può dimenticare al futuro psosimo che si attende con grande curiosità. E' annunciato in uscita nel mese di aprile in Brasile, e poi in Europa, il nuovo album di Caetano Veloso. Dal titolo ho avuto la prima scossa al cuore: "Zii e zie", proprio così, in italiano, e mi sono detto: ce l'abbiamo fatta, Caetano è riuscito, magari con l'aiuto di Stefano Bollani, a raccogliere un songbook di nostre canzoni e presentarcele come prima non le avevamo mai ascoltate. Invece per quel progetto bisognerà ancora aspettare. Questo nuovo album è praticamente un seguito di "Cè", l'ultimo rockeggiante lavoro nel quale Veloso torna adolescente e propone ritmi che si muovono dal samba appetibili, forse alcuni brani sono facili, ma se si vanno ad ascoltare bene ha radici talmente profonde che ce lo fanno sembrare ancora più importante ed esiziale. Quelle di "Zii e zie" saranno tredici composizioni originali e Caetano sarà accompagnato dagli stessi musicisti del precedente disco, con il figlio Moreno che lo aiuta nella produzione. La grandezza di Caetano è talmente elevata che ogni sua opera, come nel cinema può essere stato per Kubrick, è un capitolo unico e irraggiungibile nel raggiungimento della musica "perfetta". Qualcuno può domandare: quali sono i punti cardine della produzione di Caetano per farsi una idea su di lui? Sarebbe facile rispondere tutti i cd, ma certo bisogna concentrare l'interesse in qualche titolo e allora se io avessi da suggerire un solo album opterei in questo momento per "Tropicalia 2", se dovessi favorire il disco del cuore (ero presente alla registrazione...) parlerei di "Omaggio a Federico e Giulietta"; se mi rivolgessi a uno che non lo conosce direi l'"Antologia" doppia tuttora nei negozi che raccoglie brani che spaziono in tutta la carriera dell'artista bahiano. Da quelli si può risalire ai vari titoli e scegliere quello più adeguato ai propri interessi. Vedrete che ne comprerete molti.    

  

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