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Come mai ha vinto Arisa, in attesa di Alexia...

Pubblicato da Riccardo Jannello Sab, 21/02/2009 - 16:54

Bisogna che confessi subito: quando ieri notte è stata proclamata Arisa vincitrice di Sanremo Proposte ho storto un pochino la bocca. La sua "Semplicità" mi sembrava talmente... semplice da non potere ambire a un tale riconoscimento. In più, in discussioni successive internettiane, sono stato colto da un raffronto che non avevo fatto: che nel brano ci fosse  molto, anche se a un ritmo diverso, di una straordinaria e famosa, ma orecchiabilissima, canzone del passato, la "Vincent" di Don McLean, motivetto facile facile che tutti conoscono. Facile facile come "Sincerità", appunto. Allora fra gli esperti si è scatenata la corsa all'eventuale plagio dell'armonizzazione, ricordando che il limite in cui questo si manifesta è nella ripetitività di otto battute. Qualcuno ne ha contate appunto otto, qualcuno un po' meno, allora io ho chiesto al mio "musicista di fiducia", Alessandro P., che fa l'avvocato in realtà, ma della musica è un grande esperto, di comparare i brani. Io mi fido della sua "perizia" ovviamente informale  e ve la propongo: "Le prime 4 battute di Sincerità sono identiche a quelle di Vincent, poi cambia. Si tratta peraltro di un giro molto semplice, se è una copiatura voluta è comunque la copiatura di una melodia abbastanza scontata, ma è probabile che non sia voluta, solamente la melodia è talmente elementare che viene fuori facilmente. Assolvo Arisa con la seguente motivazione: scarsa complessità armonica e melodica dell'originale (e della copia) e notevole differenza di ritmo della copia".

Era un gioco, questo, ma volevo proporre anch'io una versione della rincorsa al plagio, che non è tale, ma certo con tutta la musica che gira nell'etere, anche due canzoni in gara mi sembravano, ascoltandole, "Vorrei che fosse amore" e "Nessun dorma", ma come si fa a condannarle? Arisa, tornando al primo punto, ha vinto per la facilità del brano, ma perché, fra i dieci finalisti, è stata appunto la più semplice, la più divertente, quella che ha dato alla competizione di più la sensazione che si trattasse di un gioco e non della fuga per la vittoria, drammatica, del film omonimo. Una leggerezza che anche l'intervento di Lelio Luttazzi ha fatto esaltare, in una cantante bruttina e poco presentabile che però non si è vergognata del suo look. Ha vinto la serenità e la freschezza, il calcio alle complessità della vita e alla costruzione del personaggio. Vero, Francesca Gilbo è uno splendore, Karima ha una voce da paura però è stata ingoiata dal suo essere stata già costruita personaggio "internazionale" prima in verità di dimostrarlo completamente, Perbellini è Cocciante in miniatura, Iskra è la vestale di Dalla, Irene e la Canzian sono figlie d'arte ancora lontane dai genitori, Malyka canterà a lungo pur con una dizione complessa, ma Arisa ha mostrato più delle altre la sua adesione al carpe diem e si è aggiudicata il titolo. Anche se, alle stesse condizioni, Simona Molinari, l'altra diplomata del Sanremo Lab, avrebbe meritato di più.

Chiuso il discorso sui giovani, a poche ore dalla finale vera impazzano i pronostici. Mi hanno fatto fuori Dolcenera e non mi rimane che puntare su Alexia, con il trio Pupo-Belli-Youssoun'Dour come alternativa. A meno che alla fine non sia Albano, grazie al televoto, a beffare tutti sul filo di lana. Mah, vedremo e giudicheremo di conseguenza...     

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