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L'obiettivo comune

Pubblicato da Federica Isola Lun, 17/10/2011 - 08:13

Eravamo in 12 in una domenica di ottobre, il sole illuminava i vivaci colori dell’autunno. Tutto splendeva.

Avevamo un itinerario della lunghezza di 18 kilometri,  una passeggiata nei boschi che stanno già diventando tutti dorati.

L’obiettivo comune era quello di arrivare alla meta che ci eravamo dati.

C’era chi si conosceva molto bene e altre persone che si sono incontrate per la prima volta.

La compagnia è stata molto piacevole.

La difficoltà nello stare uniti è il ritmo del passo, c’è chi va più veloce, chi si ferma a fare fotografie, chi a osservare il panorama, c’è chi chiacchiera, chi parla del proprio lavoro, chi ha portato la focaccia per tutti, chi mangia la focaccia(io), chi cerca di tirare il gruppo con il proprio passo.

L’obiettivo è comune, ma la modalità nel raggiungerlo è diversa.

Si ride, si scherza. In certi momenti, quelli più faticosi, si sta in silenzio e si pensa.

Dapprima, tacitamente il gruppo si suddivide nel sottogruppo degli uomini e in quello delle donne, più tardi ci si avvicina a chi non si conosce, ci si prende per affinità, per il ritmo del passo. Si parte stando vicini alle persone che si conoscono meglio, poi ci si avvicina a chi ci incuriosisce, a chi si sta più simpatico a pelle, ci si ricrede, quello che sembrava pieno di sé, poi risulta attento e interessato.

C’è chi nel momento della fatica sprona gli altri, chi richiama l’attenzione sui colori della natura, chi racconta dei propri viaggi.

Questo è il funzionamento di un gruppo, in una gita domenicale, ma le stesse dinamiche si ritrovano in un gruppo di lavoro.

L’essenziale è che l’obiettivo da raggiungere sia lo stesso, tutti ne siano convinti e coinvolti, che mantengano la propria individualità cercando di non schiacciare gli altri, di non imporre la propria volontà.

E’ essenziale che negli altri si riconoscano i propri compagni di viaggio, che ci si possa fidare, che i tollerino le differenze. Vale questo per tutte le volte che si decide di agire in gruppo.

E i 18 kilometri sembrano un gioco da ragazzi

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