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La bellezza dell'imparare

Pubblicato da Federica Isola Lun, 21/11/2011 - 10:48

Mi sono iscritta a un corso di lingua giapponese.

Per preparare un viaggio, ma soprattutto per imparare qualcosa di nuovo.

Quando si perde l’abitudine allo studio, è molto faticoso riprendere quel tipo di concentrazione che ci vuole per assimilare concetti teorici.

Ho scelto qualcosa di molto lontano dalle altre lingue che ho, più o meno, studiato. Volevo rimettere in moto il cervello.

Lavorando si sviluppa un tipo di apprendimento basato sulla pratica, sull’acquisizione delle capacità nel fare; lo studio teorico richiede un altro tipo di concentrazione.

E’ faticoso, ma quando mi rendo conto che ricordo come si scrivono le lettere, quando comprendo i meccanismi che servono per impostare una frase, quando riesco a riconoscere e, quindi, leggere le parole è una grandissima soddisfazione.

Quando impariamo qualcosa di nuovo il percorso di apprendimento è lo stesso, che si tratti di una lingua straniera, una procedura particolare, o uno sport.

Dapprima l’attenzione è focalizzata su ogni minimo particolare per paura di dimenticare quello che si è appena imparato, si fa fatica ad ampliare i propri ragionamenti, ad avere una visione d’insieme su ciò che si sta imparando. Si cerca, spesso, la ripetizione per mettersi alla prova e verificare che i passaggi siano corretti.

Mano a mano che l’acquisizione di conoscenze procede ci si sente più autonomi, ci si sperimenta, si rendono “trasferibili” ad altro le proprie capacità, fino ad arrivare a fare qualcosa in modo automatico senza più pensarci.

Il non dover rielaborare, ogni volta, i vari processi, ci rende consapevoli di aver appreso qualcosa.

E’ questo che cerco di “passare” ai responsabili delle aziende che ospitano giovani che stanno imparando per la prima volta una professione. Tenere sempre sotto osservazione la qualità della prestazione, ma sviluppare anche l’autonomia, la capacità di sapersi organizzare, di pensare con la propria testa sulla base di ciò che si è acquisito.

Il percorso di apprendimento è soggettivo, ognuno di noi ha modalità e tempi differenti. Difficilmente ci si arriva nello stesso modo.

Alla base di tutto c’è la motivazione, così come per me è bello e stimolante andare, la sera, a imparare questa lingua sconosciuta, per coloro che apprendono qualsiasi altra cosa ci deve essere come presupposto, la curiosità e la voglia di imparare che è la leva che ci consente di superare i momenti di scoraggiamento.

La riprova per comprendere che possediamo una nuova conoscenza è la capacità di spiegare agli altri ciò che stiamo facendo, come lo stiamo facendo e nutrimento importante di questo percorso sono le domande.

Al lavoro, per esempio, fanno bene le domande di chi sta apprendendo, ci obbliga a riflettere sulle procedure che ormai svolgiamo in automatico, ci fa riflettere se davvero il modo in cui facciamo le cose sia il più veloce, economico e corretto. Il confronto tra “chi sa” e “chi sta imparando” è sempre benefico.

Quando impariamo qualcosa ci sentiamo più ricchi, più forti, più contenti di noi stessi, anche se il percorso comporta fatica e, in qualche caso, scoraggiamento

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