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Lo spettacolo (di inciviltà) continua

Un flash. Quello dell'altra sera, durante un tg della tv pubblica, quando chi conduceva, come se niente fosse, ha mostrato le immagini di una donna morta sulle strade del tour investita da una moto in corsa. E fin qui nulla di stratosferico. A parte il tono (freddo al massimo), a colpire è stata la corsa, coi ciclisti che sfrecciavano come nulla fosse accanto a quel corpo steso sull'asfalto. Morto. Considerato come una bambola di pezza o una cartaccia. Schifenze del genere, con lo spettacolo che va avanti nonostante tutto, riportano indietro di anni.

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La calma allunga la vita

"Ciao, ciao, ciao, ciao, ciao...". Variante: "Cia, cia..". Avete mai provato ad ascoltare il vostro compagno di banco in ufficio? Al telefono blatera frasi di questo genere. Perché ha fretta. O perché è una moda. Molto più probabile la prima ipotesi, a meno che non sia idiota. E allora bisogna chiedersi perché uno ha fretta. Il pc e tutto il resto della tecnologia non accelerano forse il lavoro? Perché allora avere tutta quella prescia?

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Il bisogno di credere negli Ufo

Uffa, gli Ufo. Ancora loro. Succede a Pesaro. Dove la città è andata in subbuglio per un presunto avvistamento di ET nei cieli. Un pandemonio. Telefonate in redazione, interventi sul giornale, bla bla da ogni dove. Poi, all'improvviso, si scopre che è un'esercitazione militare. Personalmente ho sentito di chi, addirittura, ha passato una notte insonne. Non riusciva a capacitarsi di quello che era accaduto. E allora ha chiamato il giornale per sapere. Ma chi saranno mai, se esistono, questi signori Ufo?

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Una chicca sugli anni di piombo

Un piccola finestrella per segnalare un bel libro: è firmato Antonio Selvatici. Il titolo: "Chi spiava i terroristi". Un lavoro di ricerca, scavo. Un lavoro da giornalisti. E scritto veramente per farsi leggere. Dopo una caterva di letture noiose (e a suon di note minuscole), finalmente un ottimo lavoro per chi è appassionato (e anche non) della storia degli anni di piombo. Di quegli anni che ancora sono rimasti in parte sotto il tappeto. Selvatici alza quel tappeto e va a indagare. Quello che (purtroppo) in molti non fanno più.

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I Vip? Li creiamo noi

Quando si dice creare il mostro. Siamo noi a plasmarli. Che costruiamo dei Frankestein quotidianamente. Leggete alcuni articoli e capirete. Oppure, se preferite la tv, ascoltate certe interviste. Condite da cappelli giornalistici più o meno stucchevoli. Sbrodolate che suonano più o meno così: bravo, figo, bello (si insiste sopratutto su questo punto) e fortunato. Ok. Tutto bene. Ma come può sentirsi, secondo voi, un ciccione o chi ha problemi di qualche genere? Non sei glamour? Sei game over. Fuori dal gioco.

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Bici nel mirino

Pedalare in bicicletta... Già, era una bella musichetta. Ma non si può più fare. Giorni fa, ho provato a muovermi in sella in città. Non si sa perché, tutti s'attaccavano al clacson, magari solo perché mi vedevano. E non vi dico gli accidenti. Non è poi che esistano tutte queste piste ciclabili, eppure chi va più piano di un'auto viene visto come il demonio. Forse la gente non ha più pazienza. Bisognava vederli, dietro i finestrini. Ti vedono, imprecano, suonano e per poco non voli a terra dalla paura. Veloce, veloce, veloce. Vanno tutti così.

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I nuovi schiavi. Delle password

Ci vorrebbe una password. Per poterla dimenticar... Ma ci rendiamo conto di come siamo messi?

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Ascoltando Michael

Sono un profano della musica. In vita mia ho strimpellato qualche nota alla chitarra o al piffero. Quello delle scuole medie, che si insalivava tutto alla prima soffiata. Però credo che anche uno qualunque possa dire la sua su Michael. Perché lui è stato cittadino del mondo. Un patrimonio di tutti. Un po', che ne so, come il grande Senna. Ebbene, con lui siamo cresciuti tutti. Almeno noi, della generazione degli anni Ottanta, lo ricordiamo aver scandito gli anni belli (quelli della scuola), le feste di classe, della compagnia e del mare.

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Basta fango sull'Italia

Una goccia nel deserto. Sì, nel deserto della morale. Ma pur sempre un segno di vita in questa pattumiera di politica, stampa e italian style da bordello. Un evviva a Famiglia Cristiana che, finalmente, richiama alla decenza. E lo fa in punta di piedi. Tutta questa vicenda che infanga il capo del Governo sta gettando sterco su tutta l'Italia. E non è possibile che un quotidiano s'accanisca contro una persona, gettando nella polvere l'immagine d'un Paese.

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"Che" tristezza...

La nipotina del "Che" posa ignuda per animalisti e vegetariani. E' l'eroismo del nuovo millennio. Lydia indossa due bandoliere: zeppe di carote. Altro che proiettili. Ma forse questa è l'immagine della fine che ha fatto l'ideale della rivoluzione, con tutti i significati che comporta. Mettiamoci l'animo in pace. E ricordiamoci dell'Ernesto col sigarone, il basco e l'occhio vivo. Peccato che su quell'immagine le generazioni passate abbiano costruito un ideale, credendoci.

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