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San Lazzaro-Bologna solo andata

Il caosbus fa capolino. Ci siamo. Da San Lazzaro, da bravo provincialotto marchigiano, mi incollo in spalla il mio borsone e m'arrampico baldanzoso sullo sbuffante mezzo. Quello che mi porterà alla stazione. La centrale. E vai: si torna a Pesaro. E' il giorno di riposo. Il numero 19 è come il trenino dei bimbi d'estate. E' il relax ambulante, su quattro ruote. Apre le sue fauci, si spalanca al viaggiatore ignaro e risbuffa alla partenza. Cinque secondi cinque e il fanciullesco sogno di patria diventa adulto senso di ribrezzo.

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Lo switch off della tivù intelligente

L'unico switch off (si scrive così?) che va in scena in questi fausti giorni di gaudio per il digitale è quello della tivù in senso lato. Cioé: non credo che la rivoluzione tecnologica, snocciolata con termini americaneggianti e che tutti fanno finta di capire, sia andata di pari passo con quella dei contenuti. Che, invece, sono peggiorati di brutto, senza poi considerare la forma.

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Quando sorridono i monti di Heidi

A Heidi sorridono i monti, ma anche i giapponesi. Coi loro occhioni e il sorrisone, sciabattando per le stradine di Maienfeld (Svizzera), vanno in pellegrinaggio adorando la bimba e il vecchio dell'Alpe, a due passi dal Liechtestein e da Coira (Chur). Giorni fa, ho voluto vederla da vicino la culla cantata dalla sigla al ritmo della quale siamo cresciuti sui sofà anni Ottanta, tra pelle in sky e scacconi post Settanta.

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Svilimento quotidiano

Sputtanamento quotidiano. E' quello che strillano certi nostri cari giornali ogni giorno che passa. Neanche una settimana fa, ero all'estero. Nelle edicole spuntava lo spigoletto dell'italico newspaper. Aguzzavo la vista ed eccolo lì: titoli che mettono alla berlina bipartisan i nostri politici. Per non parlare delle morbosità di certi fondi e fondini, che non fanno altro che mescolare solo e soltanto lerciume. Non dico mica che non bisogna informare, per carità.

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A Caporetto in ritirata anche la memoria

Signori miei, la memoria e' andata in fumo. S'e' spenta nella sigaretta di due incolori diciottenni. Quelli che ho incontrato ai piedi di un ossario: Caporetto. Perche' e' qui che sono ora. Il calvario di settemila e passa italiani che hanno dato la pelle per ritrovarsi sepolti in casa degli Sloveni viene ripagato da due pischelli sloveni con lo sberleffo in faccia al loro sacrificio. Quei due spipacchiavano il loro catrame e lo spegnevano sopra le lapidi. Ho provato a dirgli qualcosa, ma niente. Hanno fatto finta di non capirci nulla.

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L'incomunicabilità presa alla lettera

L'incomunicabilità presa alla lettera. Di un giornale. E' quella che ho visto coi miei occhi più o meno una settimanella fa. Racconto: ero in un paesone dell'Appennino marchigiano. Brandivo un gelatone squisito, quando vedo un ragazzetto (a Macerata li chiamano "li vardasci") che, davanti a mamma e papà, va a ravanare tra le pagine d'un giornale. Legge: "Bocciato, si uccide a 17 anni". Lo rilegge. Forte. Davanti al genitore. Afferma, domandando. Quell'altro non coglie.

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Diamo un calcio a questo calcio

La ritirata del Sudafrica rischia di criptare pure quella di Caporetto. Con una ciclopica differenza: che quella degli azzurri è una boiata e quell'altra, forse, un po' più seria. Qui non ci sono morti, là ce ne furono. Qui non c'è la patria, ma un carrozzone dai costi che sarebbe populistico e banale spiattellare sul giornale. Stamane, giochicchiando con la rotellina della radio, ho sentito colare sbrodolate di parole sulla frittata mondiale.

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Il mio passato "Minuto per minuto"

Dare voce al passato. E il passato alla voce. Ci sono timbri che non si scordano mai. Che imprimono i ricordi. Che trascendono le corde vocali. E che stuzzicano la gola. Quella che si scalda per poi suonare la carica delle lacrime d'emozioni. Provenzali, Ameri e Ciotti sono la poesia del mio tempo. Non toccatemeli. E chiamatemi pure esaltato, patetico o non so che. Cliccarli su You Tube è stato come mettere la mano sul cuscino d'una persona che non c'è più. E quella persona è il mio tempo perduto.

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Il tempo delle bufale

Non capisco (e non capirò mai) tutte le amenità che si scrivono sulle cosiddette anomalie del clima. I titoloni che strilliamo sul maltempo altro non sono che un riempitivo, un'accozzaglia di luoghi comuni che allarmano le case. Ricordo ancora quando mi allenavo sulle piste di sci (era il mio sport e facevo gare in tutta Italia) e nonna si abbatteva al telefono. E avvertiva: "Attento alle valanghe!". Non era colpa sua, ma di quello che leggeva e sentiva in tv.

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Non chiamiamole Br

Solo poche parole (di più non ne merita) sulla faccenda della scritta anti sindacalista a Torino. Quella firmata dalle Br. Anche in questo caso ha vinto l'ignoranza. In questo clima surriscaldato, basta un ignobile petino per lasciare la scia nel decadente dibattito politico e non. Queste espressioni (non capisco perché i giornali titolino "Minacce Br" al tal dei tali) non sono altro che fuoriuscite dal didietro di qualche idiota che delle Br conosce forse solo il simbolo. Ne vediamo tutti i giorni.

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