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"Noi, occupati dall'Italia". In Italia

Kolfuschg, alta Badia, Ladinia, Italia. E' notte, in baita. Il nonnetto coi bretelloni ciondola sul bancone, mette sugli attenti le sue "bambine", così battezza le cameriere del suo albergo, e disserta al lumicino sull'unità d'Italia. Alle pareti, vecchie istantanee di obici della Grande Guerra, elmetti dell'esercito del kaiser e stelle alpine 'imbalsamate'. "Beh - sentenzia nella sua lingua un po' cantilenosa - è così che funziona il baracchino: qui è Austria, ma neanche tanto, perché siamo la-di-ni.

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Sorpresa: a scuola arriva l'ora di cinese

La politica del ping pong è rimbalzata anche a scuola. Razzolando tra centinaia d'agenzie e putridume mediatico, ho scovato il 'tartufo': si informa che in una contrada nostrana l'ora di cinese ha bussato alle porte delle elementari. Morale: viene istituita l'ora di quella lingua orientale tra i banchi. Chapeau. Eccome.

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Tricolore in tutte le scuole per i nostri 150 anni

Buonanotte all'Italia, cantava qualche anno fa Ligabue. A quell'Italia che, sarà una mia fissa, s'è assopita sul suo centocinquantesimo compleanno. C'è un fossato tra il pensiero di quell'aniversario e l'azione, tra l'ideale mazziniano e l'indolenza voluta di un popolo che stenta a celebrare la sua identità. Concretamente. Nella tanto vituperata Turchia, la festa del Paese, anni fa, fu glorificata da gigantografie del padre della patria e da bandiere. Non parliamo della Francia o degli States, per non tralasciare l'Inghilterra.

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Vie, monumenti, dittatori e l'ossessione del rimosso

Via Stalingrado (e la variante in Lenin), via Tito, via dittatore di qua e via di dittatore di là. Non di rado certi battesimi toponomastici stuzzicano i dibattiti nei consigli comunali della nostra Italia. E allora ecco salire in trincea gli schieramenti di turno che condannano quello e quell'altro nome, proponendone la damnatio memoriae. Ma a chi giova? Ogni strada, come ogni edificio, si porta dietro il segno dei tempi. La storia è bella perché varia e non è giusto "resettare" un'intitolazione in nome del senno di poi.

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E se mettessimo l'etilometro sugli sci?

In coda ai tornelli della telecabina, mi pareva d'essere all'osteria. Le bocche dei signori sciatori parevano gli sfiati di New York. Solo che da lì non usciva vapore, ma puzzo d'alcol allo stato puro. Così, mentre ero in cima a uno dei più celebri altipiani del Belpaese, valeva il motto sempre più in alto, con riferimento alla grappa che i turisti avevano trincato al rifugio. Non che il tanfo fosse dannoso, ma più che altro ho pensato alle conseguenze che quella roba poteva avere sui cervelli degli sciatori, sulle loro gambe e quindi sulle mie.

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Gli anni di piombo non sono una fiction

Il pullulare di fiction e filmetti sugli anni Settanta barra Ottanta di lotta armata e dintorni non è altro che un goffo tentativo di rispolverare la memoria. Mi sono capitati un po' tutti sotto gli occhi e mi paiono piuttosto fotoromanzi patinati di un qualcosa di troppo serio da ridurre alla stregua d'una telenovela. A partire dagli attori: gli ergastolani o criminali di quel periodo sono diventati il faccione piacente e magari un po' sfregiato dai visagisti dei primi della classe del set.

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E invece del tricolore, sbandieriamo le mutande

E invece di sbandierare il tricolore, sbandieriamo le mutande. E' triste vedere come, nei 150 anni dell'unità d'Italia, si celebri la più completa disintegrazione dei valori. Il bunga bunga, le lenzuola sporche o pulite e le braghe stanno infangando quell'appello alla Nazione che il Quirinale ha lanciato giorni fa dalle celebrazioni di Reggio Emilia. Fatichiamo a pensare in positivo, quasi fosse una vergogna.

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Gli altri dieci, cento, mille Battisti

Per il signor Battisti si sta scatenando il finimondo. Non capisco, invece, perché per gli altri dieci, cento, mille Battisti (tanto per usare un'espressione cara a certi ambientini dell'eversione) in giro per il globo, nessuno stia muovendo un dito.

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Sci selvaggio, ci vuole il patentino

Da vecchio gigantista tra le porte rosse e blu, ogni tanto mi gingillo sbirciando sulle piste di sci lo "stile" grottesco e talvolta dannoso di certi gitanti con le aste ai piedi. Oggi lo sport (per me) più bello del mondo ha raggiunto livelli democratici sin troppo avanzati. E questo perché alla base di tutto c'è, direi, un vizio di forma: il carving. Che, se da una parte ha eliminato molte difficoltà, dall'altra le ha importate sul fronte della sicurezza in pista.

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"Nonno Enzo", io ti ricordo così

Nonno Enzo. A me piace ricordarlo così. Perché per me un po' lo è stato. Sono troppo immaturo per rimembrare le gesta di Bearzot. Ma ero anche troppo bimbo per non mitizzare una figura del gentiluomo con la pipa. Quei suoi tratti umani erano lo specchio d'un calcio senza troppi fronzoli. A dimensioni meno commerciali, ma sicuramente più in formato figurine Panini. E cioé più schietto. Come l'eloquio di quel signore che non era l'immagine del vecchio macho calciatore che aveva corso per i campi di mezza Italia, ma un ct all'antica maniera.

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