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Bacio saffico in una scuola. Polemiche

Certe notizie nascono così. Da uno sguardo. Un velo di preoccupazione, sul viso di quel prof. Abbassa la testa, la scuote: “Se sapessi che succede da noi, a scuola”. Ci vuole della maieutica. Poi slaccia il nodo del magone che lo stringe. E va giù, secco: “Due mie allieve, minorenni, si baciano davanti alle loro colleghe”. Succede in un istituto di provincia, noto, che ha fatto la storia della città che lo ospita.

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I bambini non giocano più

Un gioco al massacro. No, non sto parlando di casi di terrorismo internazionale. Ma di balocchi. Quelli per i bimbi. In quest'ultimo decennio, se ne sta celebrando inesorabilmente il funerale, con la benedizione dei genitori. Non solo: gli ultimi rantoli d'agonia stritolano anche il saper giocare. Nessuno, pargoli, mamme e papà, sa più farlo. Fare il verso degli indiani, simulare una diligenza o una tenda nella prateria del vecchio west, disegnare una mappa del tesoro, sono diventati quasi atti inconsulti.

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Prime comunioni come matrimoni

Stamattina, saranno state le 6, mi ha svegliato un trillo di cellulare imperioso e altezzoso. Avevo gli occhi impastati e ho risposto senza sbirciare sul display. Una voce nè alta nè bassa, ma decisa e scandita, mi ha schiaffeggiato la coccola del sonno: "Parla Savonarola", ha esordito. Come una specie di tuono mi ha rimbombato nelle interiora. Imbarazzato, gli ho chiesto cosa volesse. E lui: "Tuo nipote, per la sua prima comunione, ha osato chiedere il wii". Toh, mi sono detto, adesso questo parla anche in francese.

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Bin Laden kaput, ma non è un D-day

Bin Laden kaput. Questo blitz ricorda tanto la fine del grande dittatore, Adolf Hitler. Braccati dagli Usa, i due signori del terrore hanno avuto più o meno lo stesso destino. Non si commetta ora, però, il turpe rito di ballare sui cadaveri. La grande prova di dignità e d'esempio dimostrata dal popolo americano nei giorni di Ground Zero deve continuare nel segno della coerenza. Quella coerenza e pazienza che hanno poi portato all'enorme risultato annunciato dal presidente nella notte.

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L'ultimo record dell'atleta Wojtyla

Il Papa beato. E il Papa che beatifica. Era il 5 settembre 2004. Al solleone della piana di Montorso, sorvegliata dalla Santa Casa di Loreto, Giovanni Paolo II, in una delle sue ultime tappe del giro d'Italia, consegnava alla storia pastorale i nomi di don Pedro Tarres, sacerdote spagnolo, Pina Suriano e Alberto Marvelli, ingegnere riminese. Una trinità di beati che fu, almeno per chi stava in faccia al palco formato conchiglia, una sorta di profezia. Dopo ore ed ore d'attesa tra il popolo arancione dell'Azione Cattolica, noi cronisti attendevamo l'evento.

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Matrimoni reali...

Dal matrimonio reale a un matrimonio reale. Uno qualunque. Perché mentre il principe si scioglieva negli sguardi zuccherosi della sua Kate, ben altra favola stava andando in onda in diretta. Davanti a casa mia. E che favola: quella di Pino e Rosalba, decorati a cavalieri al merito dalla Confartigianato, rampolli rispettivamente del parrucchiere e della fornaia all'angolo, coronati di balsamo e crema pasticciera, figli di Ernesto e Palmina, maghi della permanente e dello sfilatino.

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Karol il rivoluzionario

Le locomotive erano ai primi sbuffi. Contro quei giganti metallici, piovvero gli inferociti anatemi d'un papa. Che si scagliò contro la "diabolica opera". Un secolo e passa dopo, un altro papa atterrava in sella a un ippogrifo bianco e azzurro in mezzo a un mare di folla. Brandiva il pastorale. Non per maledire: per benedire. E quell'ippogrifo era un elicottero che l'avrebbe accompagnato come un breviario, su e giù per i paesi, e con lo stesso obiettivo: catechizzare i fedeli. A cavallo di quel prodigio tecnologico, un guerriero. Un rivoluzionario.

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Libri di testo: siamo sempre alla solita Storia

Quei libri non fanno testo. E con quei libri intendo quelli spulciati tra i banchi di scuola e nei pomeriggi scippati a letture più lungimiranti. Non entro nel merito dell'intero arcobaleno delle materie, ma metto il becco nella storia. Già relegata a ruolo di 'inserviente' nel panorama dell'orario, la disciplina perno della formazione, ai miei tempi, veniva disinvoltamente violentata da manuali monchi e ottusi.

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I video del terrore? L'inventò l'Italia delle Br

Gira e rigira, il film del terrore è sempre andato in onda così. L'atroce fine in video di Vittorio Arrigoni e degli altri innocenti è una brutale replica in seconda visione. Uno squallido 'modus operandi' che non ha il 'copyright' del Medio Oriente, ma, sorpresa, a Roma, cuore e capitale d'Italia. Quell'infame brevetto partorito dai nostri connazionali non è neanche nuovo, ma ha più o meno l'età degli ostaggi dati in pasto all'obiettivo: trent'anni.

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Caro precario, ti scrivo

Caro precario del 2011,

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