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Una croce sulla politica

Pubblicato da Giorgio Guidelli Dom, 18/09/2011 - 11:25

Sulla politica mettiamoci una croce. Quella della Chiesa cattolica. Che ha saputo dare una lezione di stile, vita e contenuto ai saltimbanchi della cosa pubblica. Nella commedia degli equivoci di Mangiafuochi, Arlecchini e Pinocchi, c'è chi non s'è venduto l'abbecedario per godersi lo spettacolo. E neanche la giubba di Geppetto, mantenendo integre dignità e sostanza. Stiamo parlando dell'appena alle spalle Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona, dove in una settimana più che in anni ed anni, autentici doppiopetti di color porpora e bianco, tinte vituperate dalla ciacolante plebaglia di bassa statura intellettuale, hanno sbattuto in faccia all'Italia intera i problemi lavoro, disoccupazione, famiglia e futuro. Un'autentica rappresentazione dei gangli del Paese sulla piana di Fincantieri, senza parole al vento.

Il Papa e i vescovi della Cei hanno guardato in faccia la realtà, insegnando come si fa: a trattare il tema occupazione, a portarlo all'attenzione, a pungolare il capitale, a mettere una mano sulla spalla agli operai, pranzandoci insieme e mettendosi seduti dalla parte della base. Ma in ventiquattro ore, il Santo Padre e la sua "squadra" di governo hanno pure indicato la strada alla famiglia e ai fidanzati, senza girarci troppo attorno: alle coppie non hanno velato la crisi e la martellante difficoltà del quotidiano, dialogando con i ragazzi su un palco gremito. Sul piatto, il loro futuro. Ma già li sento, i mugugni della polemica a tutti costi nel loggione del negativismo: il Papa ha esortato i sacerdoti, non senza bacchettarli, a rivolgere le proprie cure più a divorziati e separati. Sul prematrimoniale, ha conservato la posizione della Chiesa, sempre quella, da secoli, ma coerente. Come il cardine di una qualunque forza di sinistra o destra, che si può rispettare oppure no. Ancora: il Congresso in diretta tivù ha illuminato il capoluogo marchigiano più di mille spot da un milione di dollari, risollevando economicamente una zona che con le dirette tivù ha fatto venire l'acquolina in bocca a più d'un turista. Eppure, anche in questo caso, i Mangiafuochi e i Pinocchi hanno calamitato il piombo della stampa, velando l'opera sostanziale della Chiesa, che ha comunque messo a segno una tiratura di centomila anime rincasate da Ancona con un soffio di speranza in più. Una città nella città. Che, da queste parti, non ricordavano da decenni. E non lo dico da cattolico, ma da cronista. 

Dal palco, per una volta, non sono piovuti slogan a basso costo d'impegno ed etica, ma messaggi universalmente validi. E, anche laicamente, d'impatto. Un capoluogo è stato invaso da mostre, cultura, spiritualità, riflessione e, innegabile, valenza economica. Un miracolo che accordi di programma, tavoli di concertazione e commissioni non sono mai riusciti a compiere. Un capolavoro sociale, civile e sindacale che la Chiesa s'è caricato in spalla, in silenzio, insegnando ai politici il loro mestiere. Senza vendere l'abbecedario della propria condotta al primo acquirente.

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