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Scout, volontario e rugbysta: un libro sull'inedito Lorusso

Pubblicato da Giorgio Guidelli Dom, 06/11/2011 - 15:26

Sono passati trentaquattro anni. Ma se è quasi sacrilego non ricordarsi di Bettega, è quasi normale non rimembrarsi di Francesco Lorusso. Non lo dico io. Lo dicono i fatti. Le persone. La falla storica va divaricandosi in maniera inversamente proporzionale all'età: più si è piccoli, meno si conosce Lorusso. Che non era un calciatore e neanche un ospite di Lascia o Raddoppia. Era il ragazzo che nel '77 cambiò l'Italia. I giovani. Il loro modo di pensare. Era l'ultraventenne che cadde morto in via Mascarella, a Bologna, simbolo di quegli anni. E che allora l'Italia intera pianse. Oggi, invece, vien da piangere per altri motivi: un giorno ero con quattro miei coetanei. Gli mostro la foto di Francesco. Un'immagine d'epoca. Lui, vestito da scout. Dieci anni prima della tragedia sotto le Due Torri. Immaginavo stupore. Ho visto solo sguardi persi nel vuoto. Lorusso e la lotta dei giovani che vennero dopo di lui erano come sepolti. Nell'avello della memoria.

Tutto passa, ma non la coscienza storica. Che è rimasta soltanto per chi ha recitato o giocato, ma non per chi è crepato sotto la spinta d'un ideale. Non so quindi se la tragedia di Checco interessi più. Io ho provato a rispolverarla. Ci ho scritto un testo. Che non racconta il Lorusso che tutti (comunque) dovrebbero conoscere. Racconta l'altro. Il ragazzo così dell'adolescenza, che fu scout, volontario barelliere e inguaribile soccorritore di gente in difficoltà. Il volume, "Un ragazzo così, l'altra fede di Francesco Lorusso", uscirà nei prossimi giorni in libreria. Mi piacerebbe che a sfogliarlo non fossero solo i suoi compagni di lotta, ma i ragazzi di oggi. Quelli che uno su mille ce la fa a sapere chi è Checco.

Sono poche pagine, si legge il tempo d'una paglia. Chissà quanti Francesco Lorusso ci sono tra voi e non lo sapete. Se avrete voglia di sbirciare in queste pagine (il libro uscirà tra breve per la Quattro Venti di Urbino), fatemi sapere cosa ne pensate. Il dibattito è aperto. Su queste colonne. Altrimenti Lorusso resterà solo caro patrimonio di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, incontrarlo e confrontarcisi. Poi, magari, aggiungete tra un capitolo e un altro anche una lettura su Rivera o Bettega, ma non resterete col dubbio di esservi persi una parte importante della storia del vostro Paese. La vostra.

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