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Lettera a una professoressa

Pubblicato da Giorgio Guidelli Dom, 15/05/2011 - 16:38

Care professoresse (e maestre),

non credo che stracaricare di compiti per il lunedì uno studente meriti l'Oscar all'insegnamento. Specie quando si è alle elementari. Ve lo scrivo, e con orgoglio, perché questa è la tendenza in centinaia di scuole dello Stivale. Perché, vedete, con un mare di roba da fare per il weekend non è che gli allievi diventino più bravi. E non pensiate neanche che un somaro, studiando la domenica, si trasformi in un piccolo Einstein. Vedete, pigiare troppo l'acceleratore potrebbe portare allo schianto. Alla nausea. E io l'ho visto sugli occhi di molti ragazzini, magari figli di amici, che devono rinunciare a stare pienamente e decorosamente con la propria famiglia perché ci sono da fare sedici divisioni anziché sei e le ultime trovate del laboratorio di chissà che cosa. Ma lo sapete che, invece, il miglior laboratorio è il dialogo con mamma e papà? E lo sapete che quel dialogo nasce da una certa libertà d'azione? E che l'istruzione non si pesa col bilancino? Me le ricordo, le mie domeniche al liceo. Un inferno. Due versioni di latino e greco anziché una come gli altri giorni. Pagine e pagine da studiare ("tanto avete più tempo") con l'incubo del giorno dopo. E mi ricordo anche il ghigno di certi prof che attendevano il lunedì per metterti alla berlina. Quante ore strappate ai miei fratelli e ai miei. Quelle sì che non torneranno più. Altro che Senofonte e il "pi greco". 

E non raccontatemi che una volta si studiava di più: forse lo si faceva meglio. Oggi quelle quaranta maestre alle elementari si sfidano a colpi di compiti. E non dite di no. Perché lo vedo coi miei occhi. L'orario di scuola è fatto di tot discipline. Bene: ci sono materie fuori dall'orario. A cui dedicare un'ora sembra una gentile concessione: famiglia, sport, aria aperta, amici, saper stare al mondo. Ora che l'anno scolastico volge al termine, la frittata è fatta. Nell'anno che verrà, misurate, vi prego, l'intelligenza dei ragazzi tenendo la fettuccia dal capello ai piedi. E con una mano al cuore, all'animo, al comportamento. Non saranno cinque divisioni in più per il lunedì a cambiare il mondo, ma una parola in più nella spensieratezza della domenica sì. Tanto dovevo. 

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